Low Latency Profile riduce i tempi di risposta fino al 70 per cento.
[ZEUS News - www.zeusnews.it - 09-05-2026]

Per arginare le lamentele che accusano Windows 11 di essere troppo lento, Microsoft ha introdotto un nuovo profilo di gestione del processore denominato Low Latency Profile, che interviene direttamente sulla gestione della frequenza della CPU. La novità, attualmente in test nel programma Insider, modifica il comportamento del processore nei momenti critici dell'interazione utente, accelerando l'apertura di applicazioni e componenti della shell grafica. Il meccanismo si basa su brevi incrementi della frequenza di clock, attivati automaticamente quando il sistema rileva operazioni considerate ad alta priorità, come l'apertura del menu Start o l'avvio di software specifici. Questi picchi, della durata compresa tra uno e tre secondi, portano la CPU ai valori massimi consentiti dall'hardware, sfruttando le tecnologie di boost integrate nei processori moderni.
Secondo i dati emersi dai test interni, l'avvio delle applicazioni integrate come Edge e Outlook risulta fino al 40% più rapido, mentre la comparsa di menu e componenti dell'interfaccia può beneficiare di incrementi fino al 70%. L'effetto si estende anche a software di terze parti, grazie alla disponibilità immediata delle risorse di calcolo durante le fasi iniziali di esecuzione. Low Latency Profile non modifica l'architettura del sistema operativo, ma interviene come livello aggiuntivo di gestione energetica, più aggressivo e mirato rispetto ai profili tradizionali. La differenza principale risiede nella brevità dell'intervento: non si tratta di una modalità ad alte prestazioni costante, ma di un impulso temporaneo che evita impatti significativi su consumi e temperature.
La funzionalità si inserisce nel più ampio progetto Windows K2, iniziativa volta a migliorare prestazioni, stabilità e coerenza dell'esperienza utente. Il progetto comprende anche interventi sulla modernizzazione del codice, come la migrazione a WinUI 3 e l'ottimizzazione di componenti critici come Esplora File e la finestra di dialogo Esegui.
L'implementazione del profilo a bassa latenza è completamente automatica e non richiede configurazioni manuali. Il sistema identifica le azioni prioritarie e attiva il boost solo quando necessario, mantenendo un equilibrio tra reattività e consumo energetico. Nei test reali, i picchi di utilizzo della CPU rientrano rapidamente dopo l'esecuzione dell'operazione, limitando l'impatto complessivo sul sistema. I miglioramenti prestazionali osservati riguardano soprattutto le applicazioni interne, ma l'effetto varia in base all'architettura dei software di terze parti. Le applicazioni con fasi di caricamento più complesse possono beneficiare in misura diversa, ma il risultato generale è una maggiore fluidità dell'interfaccia.
Il nuovo approccio potrebbe comportare effetti collaterali, come temperature leggermente più elevate o consumi maggiori durante l'uso su notebook, a causa dei frequenti picchi di frequenza. Tuttavia, la durata estremamente breve degli interventi dovrebbe limitare l'impatto sull'autonomia. La tecnologia è attualmente disponibile solo nelle build Insider e non è ancora chiaro quando verrà distribuita al pubblico. I test in corso serviranno a valutare l'impatto su diversi scenari d'uso e a definire eventuali ottimizzazioni prima dell'integrazione nelle versioni stabili del sistema operativo.
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