Equo compenso, la Corte UE dà ragione all'Italia: Meta dovrà pagare gli editori

Meta perde il ricorso contro AGCOM: le piattaforme devono pagare gli editori quando usano online le loro pubblicazioni.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 13-05-2026]

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Foto di Roman Kraft.

La Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha respinto il ricorso presentato da Meta contro l'AGCOM, confermando la piena legittimità del sistema italiano sull'equo compenso agli editori per l'utilizzo online delle pubblicazioni giornalistiche. La sentenza stabilisce che gli Stati membri possono imporre alle piattaforme digitali l'obbligo di remunerare gli editori quando ne utilizzano contenuti protetti, purché il compenso rappresenti il corrispettivo dell'autorizzazione concessa.

Il caso nasce dal ricorso presentato da Meta al TAR del Lazio contro la delibera AGCOM che, nel 2023, aveva definito i criteri per determinare l'equo compenso dovuto dagli intermediari digitali agli editori. Meta sosteneva che la normativa italiana fosse incompatibile con la direttiva europea sul diritto d'autore nel mercato unico digitale e con la libertà d'impresa garantita dalla Carta dei diritti fondamentali dell'UE. La Corte ha invece ritenuto che il quadro normativo nazionale sia coerente con il diritto europeo. I giudici hanno chiarito che gli editori devono restare liberi di concedere l'utilizzo delle proprie pubblicazioni anche gratuitamente, oppure di negarlo del tutto. La remunerazione diventa obbligatoria solo quando l'editore autorizza l'uso dei contenuti e la piattaforma ne beneficia economicamente. Questo principio, secondo la Corte, non limita la libertà d'impresa, ma ristabilisce un equilibrio in un mercato caratterizzato da forte asimmetria contrattuale tra editori e grandi piattaforme.

La sentenza conferma inoltre la legittimità degli obblighi imposti alle piattaforme: avviare trattative in buona fede, fornire agli editori i dati necessari per calcolare il compenso e non penalizzare la visibilità dei contenuti durante le negoziazioni. Pur incidendo sulla libertà d'impresa, tali obblighi sono considerati giustificati perché funzionali alla tutela del pluralismo informativo e della proprietà intellettuale. La Corte ha anche riconosciuto la compatibilità con il diritto UE del ruolo attribuito ad AGCOM nella definizione dei criteri economici e nella risoluzione delle controversie. Secondo i giudici, gli Stati membri possono affidare poteri regolatori a un'autorità indipendente quando esiste un forte squilibrio contrattuale tra le parti, come nel caso dei rapporti tra editori e piattaforme digitali.

In una nota Meta ha dichiarato di accogliere «con favore la conferma da parte della Corte di Giustizia dell'Unione Europea che l'articolo 15 costituisce un diritto esclusivo e che non prevede alcun pagamento da parte dei provider quando questi non utilizzano pubblicazioni giornalistiche», aggiungendo che esaminerà la decisione e collaborerà nei successivi passaggi giudiziari in Italia. La sentenza rappresenta un passaggio decisivo nell'applicazione dell'articolo 15 della direttiva DSM, introdotto per riequilibrare i rapporti economici tra editori e piattaforme che sfruttano contenuti giornalistici tramite indicizzazione, aggregazione e anteprime. La Corte ha ricordato che l'evoluzione tecnologica ha ridotto drasticamente i ricavi della stampa, mettendo a rischio la sostenibilità del settore e il suo ruolo nelle società democratiche.

La decisione è stata accolta con soddisfazione dagli editori italiani, che hanno definito la sentenza un riconoscimento della validità del percorso intrapreso per tutelare l'informazione professionale nell'ecosistema digitale. La FIEG ha auspicato che i principi affermati dalla Corte trovino ora piena applicazione nelle trattative con le piattaforme. Il pronunciamento della Corte di Giustizia rafforza quindi il modello italiano, confermandone la compatibilità con il diritto europeo e consolidando il ruolo dell'AGCOM come autorità di riferimento nelle negoziazioni tra editori e piattaforme. La controversia tornerà ora davanti ai giudici italiani, che dovranno applicare i principi stabiliti a livello europeo.

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Commenti all'articolo (1)

La sentenza della Curia, di sole tre pagine, si concentra in realtà sugli aspetti di conformità delle legislazione, non sulla causa di merito tra META e AGCom, e limitatamente alla conformità della norma, non può non evidenziare che un diritto da parte degli editori a venire ricompensati per la riproduzione delle opere di loro pertinenza... Leggi tutto
17-5-2026 16:49

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