La normativa spinge verso la riqualificazione della ex aree industriali e scoraggia fortemente l'uso dei terreni agricoli.
[ZEUS News - www.zeusnews.it - 28-05-2026]

La Lombardia ha approvato la prima legge regionale italiana dedicata alla regolamentazione dei datacenter, introducendo criteri vincolanti per localizzazione, sostenibilità e autorizzazioni, con un impatto diretto su un settore che nella regione concentra già oltre il 60% delle richieste nazionali di nuovi insediamenti. Il provvedimento, articolato in dieci articoli, nasce per governare una crescita definita "accelerata" dagli stessi documenti regionali, con 67 datacenter già operativi nel territorio lombardo nel 2024 e un fabbisogno energetico nazionale stimato in 3 gigawatt, metà dei quali concentrati nella regione.
La legge stabilisce come prioritarie le aree industriali dismesse — i cosiddetti brownfield — per l'insediamento di nuovi centri dati, con l'obiettivo di ridurre il consumo di suolo agricolo e favorire la rigenerazione urbana. Gli oneri di costruzione vengono incrementati del 100% per chi sceglie terreni agricoli e del 200% per chi interviene in aree verdi o a tutela speciale, mentre per le aree dismesse sono previste procedure più snelle e nessun aggravio economico. Il testo introduce inoltre un forte accentramento delle procedure autorizzative a livello regionale, con l'istituzione di uno Sportello regionale per i centri dati e una Cabina di regia incaricata di coordinare gli aspetti energetici, ambientali e infrastrutturali. Questa scelta punta a garantire uniformità normativa e ridurre i tempi amministrativi, mantenendo però un controllo pubblico sulle autorizzazioni.
Sul fronte energetico, la legge impone l'utilizzo prioritario di fonti rinnovabili e vieta l'impiego di acqua potabile proveniente dagli acquedotti per i sistemi di raffreddamento, promuovendo tecnologie alternative e il riutilizzo del calore generato dai server per reti di teleriscaldamento. L'obiettivo dichiarato è mitigare l'impatto di consumi energetici e idrici considerati particolarmente elevati nei data center di nuova generazione. I Comuni avranno un anno di tempo per adeguare i propri piani urbanistici e saranno obbligati a mappare e pubblicare online le aree dismesse disponibili, pena l'esclusione dai fondi regionali. Questa misura mira a creare un quadro informativo omogeneo e aggiornato, facilitando la pianificazione territoriale e la trasparenza verso gli operatori.
Durante l'iter di approvazione, il dibattito si è concentrato anche sulle compensazioni ambientali. Un emendamento ha stabilito che tali misure restano obbligatorie anche per chi si insedia su aree dismesse, ma possono essere rimodulate in riduzione in base ai costi di bonifica sostenuti dall'operatore. La modifica risponde alle richieste di alcuni soggetti industriali che avevano chiesto esenzioni totali, poi non accolte. Il presidente dell'Italian Data Center Association, Luca Beltramino, ha definito il provvedimento «un passaggio molto importante per il futuro del settore», sottolineando come la legge riconosca la natura industriale dei centri dati sopra i 5 MW e introduca una norma transitoria che tutela gli investimenti già avviati. «Valutiamo positivamente la chiarezza normativa e il coordinamento regionale», ha dichiarato, evidenziando il ruolo della Cabina di regia e dello Sportello dedicato.
Secondo l'assessore regionale Massimo Sertori, la Lombardia è «uno dei principali poli europei per l'insediamento dei data center», e la nuova legge colma un vuoto normativo che finora aveva lasciato spazio a una crescita disordinata. Sertori ha aggiunto che il provvedimento affronta «con serietà» criticità come consumo energetico e impatto sulle reti, rafforzando la competitività del territorio. Il relatore Jonathan Lobati ha evidenziato come la legge «introduca regole certe e omogenee»<&u> e coniughi investimenti e sostenibilità, favorendo il recupero delle aree dismesse e limitando operazioni speculative. Ha inoltre ricordato che la Lombardia ospita quasi la metà dei data center italiani e che gli investimenti previsti nel settore nei prossimi cinque anni ammontano a 22 miliardi di euro, metà dei quali nella regione.
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