Pensieri di piombo: programmatori e linotipisti, uno stesso destino

Cassandra Crossing/ Negli anni ‘70 la categoria dei linotipisti fu letteralmente spazzata via dall’avvento della fotocomposizione digitale e del Desktop Publishing. Succederà anche per gli sviluppatori software? Potrebbero utilizzare questa antica storia per reagire a quello che sta accadendo.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 23-06-2026]

Nel 1978 uscì in Italia l'ultimo numero della Stampa composto e stampato usando i linotipi, le macchine di composizione della pagina mediante piombo fuso. In quella data, almeno da noi, il regno del piombo fu spazzato via dall'invasione dei computer. Sam Altman la definirebbe una piccola storia di successo, con una trascurabile e temporanea conseguenza sulla forza lavoro. Ma in Italia si trattò di molte migliaia di persone; alcune stima parlano di oltre 10.000. Allora fu un vero dramma, malgrado azioni forti e abbastanza efficaci del sindacalismo dell'epoca.

Molte migliaia di tecnici esperti, veri e propri maestri artigiani, si ritrovarono disoccupati e senza nessuna possibilità di riciclarsi, sostituiti dalle unità di fotocomposizione computerizzate prima e dalle tecniche di desktop publishing poi, come raccontato in questo articolo che ha prestato il titolo a questa esternazione. John Warnock (Adobe PostScript) e Steve Jobs (Apple Laserwriter II) completarono questo cambio di paradigma industriale con i loro prodotti a metà anni 80. Chissà se qualche ex-linotipista inglese ha inserito le loro foto nel suo bersaglio per le freccette.

I linotipisti erano persone abituate a lavorare la notte, a trasferirsi spesso verso posti migliori grazie a una domanda di lavoro continua. Persone che vivevano quasi in simbiosi con una macchina enorme, complessa, sempre in movimento e per questo affascinante. Era dotata anche di una certa somiglianza con la creatura di Alien, che per noi posteri la rende un po' inquietante. I pensieri di piombo, che la maggior parte dei linotipisti ormai hanno portato con loro nell'aldilà, sono tornati prepotentemente alla ribalta con i licenziamenti di massa, dovuti, ispirati o giustificati dall'avvento degli LLM e ai quali lo stesso governo federale americano chiede alle proprie agenzie di prepararsi.

Lungi da voler affrontare le mille sfaccettature, complessità e incertezze di questo evento, o anche se la questione sia reale e inevitabile oppure no, la vostra profetessa preferita si limiterà a osservare i paralleli tra i due eventi, così diversi e lontani tra loro. Se dovessi vivere come programmatore, e se fortunato anche provvedere a una mia famiglia, mi preoccuperei subito di valutare la stabilità della mia posizione. Probabilmente scoprirei che, anche prima dell'avvento degli LLM, la mia posizione era oggettivamente molto più instabile di quella di mio padre; le competenze che ti rendono una figura richiestissima sul mercato del lavoro possono diventare inutili nel giro di un anno o due, rendendo l'abilità di riciclare la propria figura professionale una dote essenziale, come un Indiana Jones che salta qua e là mentre il mondo attorno a lui crolla.

In effetti l'ambito lavorativo di coloro che, in qualche modo, possono riconoscersi nel termine programmatore è molto più vasto, proteiforme e mutaforma della competenza verticale e immutabile, e per questo fragilissima, del linotipista. Per loro, forse, oltre che cercare di far pesare il proprio saper fare piuttosto che una ricercatissima ma evanescente competenza verticale, un buon consiglio potrebbe essere quello di rispolverare una qualsiasi forma di sindacalizzazione di categoria, come avviene negli Stati Uniti nel settore dei videogiochi, anche a costo di creare il proprio specializzatissimo sindacato.

Altrimenti, non resta che diventare consulenti stile Indiana Jones per tutta la vita. Piccoli predatori in un mondo di grandi predatori.

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