La vita è una questione cellulare

La massiccia diffusione del telefono cellulare tra bambini e adolescenti nasconde troppo spesso disagi inascoltati.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 22-11-2004]

La signora ha uno sguardo interrogativo. Poi mi dice: "Professore, non si potrebbe fare in modo di risparmiare sulla spesa dei libri scolastici? Sono così cari..."

La signora ha ragione. I libri di testo per le scuole italiane sono tra i più cari d'Europa. Qualcosa si può fare, ma è sempre una goccia nel mare per le famiglie italiane che nei primi mesi dell'anno scolastico sono obbligate a sottoporsi ai consueti salassi dell'editoria scolastica.

I ragazzi, invece, quelli che i libri dovrebbero usarli e ne sono gli utenti finali e principali, ostentano modelli di cellulare sempre più sofisticati e soprattutto costosi. Quattrocento, cinquecento euro in negozio. L'equivalente di una spesa media di una famiglia italiana per i libri scolastici dei figli. Funzioni sempre più sofisticate e per lo più inutili. Tengono il loro telefonino come se fosse una protesi, o come se addirittura fosse una parte di loro stessi.

Scattano foto, girano minifilmati, si inviano SMS alla velocità della luce, senza contare più sul fatto che il telefonino è essenzialmente uno strumento di comunicazione e non un giocattolo. Da status symbol per yuppies rampanti e un po' démodés, il cellulare si è convertito in uno status symbol per adolescenti. E comunque, in bene di prima necessità.

Insucuri, attaccati alla televisione e alla famiglia (ma favorevoli al divorzio), assolutamente contrari alla fecondazione artificiale ma soprattutto irrimediabilmente dipendenti dal loro telefonino. Così appaiono gli adolescenti di età compresa tra i 12 e i 19 anni in un sondaggio pubblicato venerdì 20 novembre scorso dal quotidiano "La Repubblica" e reperibile sul sito di Agicom.

Secondo l'inchiesta il 51,6% dei bambini tra i 7 e gli 11 anni possiederebbe un telefono cellulare. Di questi il 5,2% cambia telefono ogni mese.

Il fascino risiederebbe ancora negli intramontabili messaggi di testo. Economici e brevi permettono di inviare pensieri zippati e concentrati nello spazio e nel linguaggio. Nessuna puntecchiatura, nessun rispetto delle regole di ortografia, e soprattutto linguaggio ridotto all'essenziale. Per non parlare degli squillini, vere e proprie metafore del messaggio "Io ci sono, tu ci sei?" che dànno serenità e possibilità di controllo dell'altro.

Eppure dietro questo indubbio impoverimento delle possibilità espressive dei nostri ragazzi esiste un disagio diffuso che la società deve cogliere. Sullo stesso numero del giornale, appare, poco più avanti, la notizia del suicidio di una ragazza 15enne che aveva preannunciato il proprio gesto proprio mediante l'invio di un SMS agli amici: "Vivo una vita che non è la mia...se non fossi nata sarebbe lo stesso. Io ho avuto il coraggio di farlo, poi si vedrà."

Non è la prima volta che accade: delusioni d'amore, delusioni dall'ambiente di lavoro, dal gennaio 2003 è un susseguirsi di gesti estremi legati, soprattutto, alla richiesta di aiuto estrema inviata tramite cellulare.

E' impensabile credere che per i nostri adolescenti questo sia solo un caso. Ed è impossibile far finta di non vedere che la diffusione dei telefoni cellulari tra i bambini non sia altro che un boomerang che riesce solo ad accentuare la loro solitudine e il loro bisogno di esprimersi in modo pieno e compiuto.

Spesso in un SMS sono contenuti mondi interi. Ma 160 caratteri sono sempre troppo pochi per contenere un mondo.

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