[ZEUS News - www.zeusnews.it - 30-04-2026]

La Commissione Europea si sta preparando a imporre a Google l'apertura di Android ai concorrenti di Gemini, intervenendo direttamente sulle modalità con cui l'assistente IA del gruppo è integrato nel sistema operativo. Le conclusioni preliminari dei procedimenti avviati a gennaio indicano che l'attuale vantaggio tecnico di Gemini non è compatibile con gli obblighi di interoperabilità previsti dal Digital Markets Act (DMA). L'indagine avviata dalla Commissione riguarda l'accesso privilegiato di Gemini a funzioni di sistema come l'attivazione vocale, la lettura dei contenuti a schermo e l'interazione con applicazioni e servizi integrati. Queste capacità non sono disponibili per assistenti alternativi come ChatGPT o Claude, che su Android operano come semplici app senza accesso alle stesse API e agli stessi canali di integrazione.
Il procedimento rientra nelle specifiche previste dall'articolo 6 del DMA, che impone ai gatekeeper l'obbligo di garantire interoperabilità e non discriminazione. La Commissione ha già definito, in un documento tecnico di 29 pagine, i requisiti per la condivisione dei dati di ricerca con i concorrenti, mentre un secondo filone riguarda l'accesso alle funzionalità di Android utilizzate da Gemini. Entrambi i procedimenti devono concludersi entro il 27 luglio 2026. Secondo le specifiche preliminari, Google dovrà consentire ai fornitori terzi di registrarsi come assistente predefinito a livello di sistema, accedere ai meccanismi di attivazione vocale e utilizzare le stesse superfici di integrazione con servizi come Gmail e Calendar. L'implementazione richiede modifiche profonde, poiché molte delle API utilizzate da Gemini non sono documentate né esposte pubblicamente.
La Commissione ritiene che l'attuale configurazione limiti la possibilità per gli utenti europei di scegliere liberamente l'assistente AI, ostacolando la concorrenza in un settore in rapida evoluzione. L'obiettivo è garantire che le funzionalità di Android non siano riservate a un solo fornitore, ma accessibili a tutti gli operatori qualificati. Google contesta la posizione della Commissione, sostenendo che Android è già un sistema aperto e che l'estensione delle capacità di sistema agli assistenti terzi potrebbe compromettere privacy, sicurezza e coerenza dell'esperienza utente. L'azienda ha inoltre richiamato l'attenzione sui costi tecnici necessari per esporre API interne e garantire livelli equivalenti di prestazioni e protezione dei dati.
Il contesto regolatorio è reso più complesso dal fatto che Google è già soggetta a ulteriori procedimenti DMA e ha ricevuto sanzioni significative negli anni scorsi. Le nuove misure non costituiscono ancora un'indagine formale, ma rappresentano un passaggio che potrebbe portare a multe fino al 10% del fatturato globale in caso di mancata conformità. Parallelamente, la Commissione ha ribadito che l'accesso ai dati di ricerca è un elemento essenziale per garantire la competitività degli assistenti IA. Le specifiche pubblicate ad aprile definiscono in dettaglio quali dati devono essere condivisi, come devono essere anonimizzati e quali meccanismi di audit devono essere applicati.
Il procedimento su Android, identificato come caso DMA.100220, segue una tempistica parallela e prevede consultazioni pubbliche e feedback da parte dei fornitori terzi fino a metà maggio. La decisione finale, vincolante, determinerà se Google dovrà modificare l'architettura di Android per garantire parità di accesso agli assistenti concorrenti. La questione ha anche implicazioni geopolitiche: le autorità statunitensi hanno criticato l'approccio europeo, sostenendo che le norme del DMA colpiscano in modo sproporzionato le aziende americane. Tuttavia, la Commissione mantiene la propria linea, affermando che l'obiettivo è assicurare un mercato digitale più aperto e competitivo.
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