RapidShare, traffico in calo dopo il cambio di policy

Tutte le mosse intraprese per compiacere la RIAA hanno fatto calare drasticamente il traffico del popolare servizio.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 17-01-2013]

rapidshare

L'evoluzione che RapidShare ha compiuto negli ultimi tre anni circa è significativa.

Per passare da protettore di ogni illegalità - come appariva agli occhi della RIAA nel 2010 - a "volto pulito" del file sharing, ha cambiato pelle numerose volte nel corso del tempo, introducendo misure sempre più restrittive per ridurre al minimo la presenza di file illegali sui propri server.

Nel 2010, RapidShare era nella lista dei siti sospetti; nel 2011, dopo essersi impegnato nella tutela del copyright, era sparito dalla lista: aveva compiaciuto la RIAA.

Tutto ciò, naturalmente, aveva avuto un prezzo: in quel lasso di tempo il traffico generato dai server del servizio aveva continuato a calare, almeno fino a gennaio 2012.

Proprio in quel mese che si registrò un improvviso aumento, la cui causa è persino ovvia: la chiusura di Megaupload, che aveva lasciato orfani moltissimi utenti.

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Distributed Denial of Service (DDoS): cresce l'impatto dei tempi di indisponibilità di un sito web, che possono costare perdite di milioni di euro in termini di introiti, produttività e immagine aziendale.
Frode: perpetrata da malintenzionati con l'obiettivo di trafugare i dati di un sito e creare storefront illegittimi, o da truffatori che intendono impadronirsi di numeri di carte di credito, la frode tende a colpire - prima o poi - tutte le aziende.
Violazione dei dati: le aziende tendono a consolidare i dati nelle applicazioni web (dati delle carte di credito ma anche di intellectual property, ad esempio); gli attacchi informatici bersagliano i siti e le infrastrutture che le supportano.
Malware del desktop: un malintenzionato riesce ad accedere a un desktop aziendale, approfittandone per attaccare i fornitori o le risorse interne o per visualizzare dati protetti. Come il trojan Zeus, che prende il controllo del browser dell'utente.
Tecnologie dirompenti: pur non essendo minacce nel senso stretto del termine, tecnologie come le applicazioni mobile e il trend del BYOD (bring-your-own-device) stanno cambiando le regole a cui le aziende si sono attenute sino a oggi.

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Il problema è che gli orfani di Megaupload non si stavano trasferendo unicamente per scambiare file legali e così RapidSahre ridusse la velocità disponibile per gli utenti del servizio gratuito, riduzione che restò in vigore sino alla fine dello scorso ottobre, accompagnata da un progressivo e pressoché costante nuovo calo del traffico.

Ma è da novembre in avanti che il traffico subisce un nuovo tracollo: in quel mese, infatti, RapidShare ha adottato una nuova policy, che limita a 1 Gbyte al giorno il traffico che gli utenti gratuiti possono generare verso l'esterno, e a 30 Gbyte il giorno il traffico generabile dagli utenti a pagamento.

rapidshare traffico

La mossa è stata decisa ancora per venire incontro alle richieste della RIAA, che non vedeva certo di buon occhio la possibilità per gli utenti anonimi di scaricare contenuti senza limiti.

Nel complesso, insomma, dal 2010 a oggi il traffico di RapidShare non ha fatto altro che continuare a calare, appure il sito non si dice preoccupato: «È nella natura delle cose che i limiti al traffico portino a una riduzione del traffico stesso. Possiamo anche confermare una riduzione nelle violazioni del copyright da quando abbiamo lanciato il nuovo modello di business».

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Commenti all'articolo (4)

Uuuuhh!! E allora che è successo? :?
21-1-2013 01:02

Mah, mi suona stonato... "tutte le mosse intraprese per compiacere la RIAA" sono state palesi prese per il culo, tant'è che da RapidShare si scarica illegalmente come prima... :-k
21-1-2013 00:02

Mhà. Io direi che è un adeguamento alla decrescita. =)
20-1-2013 21:15

{Telesio}
Chiamare "nuovo modello di business" una diminuzione del traffico e quindi degli introiti è un perfetto adguamento alla decrescita sostenibile...
18-1-2013 11:56

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