Abolire il Ministero delle Comunicazioni

Bisogna risparmiare? Bene, allora perché non aboliamo questo vecchio dinosauro? Oggi è sorpassato da Authority per le Comunicazioni, Commissione Bicamerale parlamentare di Vigilanza e altri organismi.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 16-07-2003]

Franco Carlini, il noto webbologo, direttore del sito Tel&Co specializzato in attualità sul mondo delle Tlc, si chiedeva sul Manifesto che scopo abbia oggigiorno il Ministero delle Comunicazioni. E' una bella domanda, come tante di Carlini, dal sapore della scoperta di "Il Re è nudo".

Una volta esisteva il Ministero delle Poste e Telecomunicazioni, fino agli '90 ministero considerato di peso appena inferiore agli Esteri e agli Interni, da sempre monopolio della Dc e della corrente di maggioranza di questo partito di maggioranza, con qualche breve parentesi socialdemocratica.

Il Ministero delle Poste e Telecomunicazioni coincideva, formalmente e praticamente, con l'Amministrazione delle Poste e Telegrafi: perfino l'autista del Ministro e la sua automobile facevano parte di questa amministrazione (non un'azienda ma una branca dello Stato, al pari dei Carabinieri). Era un feudo politico potente: l'Amministrazione postale faceva molte assunzioni, soprattutto al Sud che poi beneficiavano il Ministro e i Sottosegretari che le facevano, per concorso o per assunzione diretta. Inoltre vi erano molti trasferimenti, dal Nord verso il Sud, per riavvicinare i dipendenti postali a casa e in moltissimi piccoli paesi: il direttore delle poste era un opinion leader, che influenzava il voto, quasi come il parroco e perfino meglio degli spot televisivi di oggi.

Dal Ministero delle Poste dipendeva l'Asst, Azienda di Stato dei Servizi Telefonici, che controllava per legge la Sip e gestiva appalti miliardari (che poi si è visto non erano sempre puliti). Insomma, nel bene o nel male, il Ministero aveva uno scopo e una funzione. Ma oggi?

Oggi le Poste Italiane sono una Spa, che nel 2004 dovrebbe essere quotata in borsa, e svolgono la propria attività sotto il controllo di Bankitalia e dell'Isvap quando emettono assegni o vendono polizze assicurative. Le attività postali ricadono spesso sotto la competenza dell'Antitrust e sarebbe meglio che rientrassero anche sotto quelle dell'Authority delle Comunicazioni.

Il settore della telefonia fissa e mobile ricade sotto il controllo dell'Authority che fissa regole, controlla la concorrenza, deve garantire il pluralismo, la liberta dell'informazione, la qualità dei servizi e le tariffe nell'interesse dei consumatori: il Ministero non c'entra niente anche se sta cercando in tutti i modi di riacquisire poteri e competenze anche a discapito dell'Authority. Al ruolo dell'Authority bisogna aggiungere quello dei Corecom, Consigli Regionali per le Comunicazioni: sono circa 20, uno per Regione, e hanno poteri di controllo sulla telefonia intesa come servizi ma anche come autorizzazioni per i siti dei ponti radio per i telefonini.

La Rai, che è la Tv di Stato, oltre a essere di proprietà del Ministero dell'Economia (come tutte le aziende a partecipazione statale quali Eni, Enel, ecc.) può essere soggetta solo al controllo del Parlamento e in nessun modo del Governo, così prevede la legge: infatti il Presidente e il Cda della Rai lo nominano i Presidenti delle Camere. L'attività della Rai è soggetta solo alla suprvisione della Commisione Bicamerale parlamentare di Vigilanza per quanto riguarda pluralismo e responsabilità sociale dei programmi, all'Authority per le Comunicazioni per le competenze di questa, alla Corte dei Conti per gli aspetti contabili-amministrativi (essendo un'azienda tutta partecipata dallo Stato e che riscuote un canone pubblico).

Allora che ci sta a fare il Ministro delle Comunicazioni? Pensando all'attività frenetica di esternazioni, interviste, articoli, convegni, inaugurazioni di francobolli, dichiarazioni sulla Rai, presenze in trasmissioni di tutte le emittenti, giudizi a destra e manca dell'attuale Ministro Gasparri, qualcuno che non conosce le leggi italiane potrebbe pensare che tutto il mondo della comunicazione dipenda dal Ministro. Invece le cose non stanno così.

Il problema non è del colore politico del Ministro attuale, né di quello del suo predecessore Pippo Cardinale (che è riuscito a portare due Call Center Telecom Italia nel suo collegio elettorale Caltanissetta) che apparteneva al centrosinistra. Il problema non è nemmeno nelle cose che il Ministro dice: in qualche caso, possono essere giuste e condivisibili ma, in molti altri casi, inutili, banali e innocue e, comunque, sempre, rispettabili. Il problema è che il Ministro delle Comunicazioni, chiunque sia, non avrebbe nessun titolo per dire tali cose e per occuparsi di queste vicende, almeno non un diritto maggiore di qualunque altro cittadino. In poche parole questo Ministro non ha motivo di esistere.

Certo, in questi mesi, il Ministro Gasparri si sta battendo per far approvare un suo (discutibile) disegno di legge di riforma del sistema radiotelevisivo, che da lui prende il nome. Ma tale disegno di legge avrebbe potuto farlo anche un altro ministro, o lui stesso come semplice parlamentare; magari lo poteva presentare lo stesso Fini che è il vice Premier. Quando l'iter di questo progetto sarà completato, che cosa rimarrà da fare a Gasparri?

Abolire il Ministero delle Comunicazioni potrebbe essere una buona soluzione, soprattutto in un momento in cui le spese sono troppe, le entrate sono poche e bisognerebbe risparmiare: mi chiedo perché a nessuno è già saltato in mente. Niente stipendi per Ministro, Sottosegretari, auto blu, impiegati (qualche migliaio) che potrebbero essere riconvertiti in altri settori pubblici più essenziali, sedi, attrezzature e via dicendo.

Credo che sia un'utopia: abolire un Ministero è impossibile in Italia, non riuscirono nemmeno gli italiani tutti (e di tutti i partiti) che nel '93 decisero, con un referendum, l'abrogazione del Ministero dell'Agricoltura e Foreste: tale Ministero rinaque qualche mese dopo come Ministero per le Politiche Agricole e Forestali. Con un'altra scheda, nella stessa data, gli italiani abrogarono anche il Ministero per il Turismo: anch'esso rinacque subito dopo come Sottosegretariato (per intendersi, quello occupato dall'On. Stefani, costretto a dimettersi per aver offeso i tedeschi).

Ma tutto questo non importa. Al limite per risparmiare ci aumenteranno un po' le sigarette. In fondo lo fanno per il nostro bene.

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pier Luigi Tolardo

Commenti all'articolo (3)

Marco Manera
Ah, ah, ah Leggi tutto
24-7-2003 23:21

Vincenzo
Le Tele-Comunicazioni Leggi tutto
23-7-2003 20:19

Garak
Una poltrona in più Leggi tutto
22-7-2003 13:53

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