Divieto completo sotto i 13 anni e account sorvegliati fino ai 15 anni.
[ZEUS News - www.zeusnews.it - 14-09-2026]

La Commissione europea si prepara a introdurre un limite di età armonizzato per l'accesso ai social network e alle principali piattaforme online, con una nuova proposta di legge denominata EU Kids Act che punta a restringere l'uso di social media, piattaforme di condivisione video, giochi online e compagni basati su intelligenza artificiale per i minori sotto i 15 anni. Il testo, atteso per giovedì 17 settembre, prevede un sistema a fasce d'età, obblighi di sicurezza e un'architettura di vigilanza modellata sui meccanismi già adottati per il Digital Services Act e l'Artificial Intelligence Act.
La proposta nasce in un contesto di forte pressione politica e sociale. Negli ultimi mesi, governi come quelli di Francia, Austria, Danimarca, Grecia e Spagna hanno avviato o annunciato norme nazionali per limitare l'accesso dei minori a piattaforme come TikTok e Instagram, mentre esperti di salute e associazioni di genitori hanno denunciato l'impatto dei social sulla salute mentale degli adolescenti. Il presidente francese Emmanuel Macron ha chiesto esplicitamente un intervento europeo, e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha inserito il tema tra le priorità, anticipando ulteriori dettagli nel discorso sullo Stato dell'Unione al Parlamento di Strasburgo. Secondo i documenti preparatori, l'EU Kids Act non si limiterà ai social tradizionali, ma coprirà un insieme più ampio di servizi definito social media+, che comprende social network, piattaforme di condivisione video, giochi online, app store e compagni basati su intelligenza artificiale (i cosiddetti AI companions). Saranno invece esclusi gli strumenti educativi, che potranno continuare a essere utilizzati in contesti scolastici o formativi. La proposta prevede anche misure di educazione digitale rivolte a bambini, genitori e tutori, per accompagnare le nuove regole con campagne di informazione e sensibilizzazione.
Il cuore del provvedimento è il sistema a scaglioni anagrafici. Per i minori di 13 anni, l'accesso alle piattaforme coperte sarà consentito solo tramite account registrati e gestiti direttamente dai genitori o dai tutori, con controlli stringenti e requisiti di sicurezza elevati. Tra i 13 e i 15 anni, la proposta introduce "account introduttivi" con limiti al tempo di utilizzo (screen time), restrizioni nei contatti con sconosciuti e controlli parentali obbligatori. Dopo i 15 anni, gli adolescenti potranno aprire e gestire autonomamente i propri profili, pur restando soggetti alle norme generali di sicurezza e protezione dei dati. La Commissione non intende fissare un divieto assoluto di accesso ai social, ma vuole definire tipi di account e funzionalità disponibili in base all'età, con particolare attenzione alle piattaforme considerate ad alto rischio. I documenti disponibili al momento non chiariscono ancora in dettaglio come verrà determinata questa categoria, ma indicano che le restrizioni si applicheranno ai servizi con maggiore potenziale di impatto sulla salute mentale e sul benessere dei minori, anche in funzione di elementi di design come lo scorrimento infinito, l'autoplay, le notifiche persistenti e i sistemi di raccomandazione.
Per rendere effettive le soglie di età, l'EU Kids Act prevede l'obbligo per le piattaforme di implementare tecnologie di verifica dell'età degli utenti. Le raccomandazioni del panel di esperti convocato da von der Leyen insistono su sistemi di verifica "privati" e rispettosi della privacy, che non si basino su documenti d'identità o dati biometrici, ma su tecniche come le prove a conoscenza zero (Zero Knowledge Proof) e altri metodi proporzionati e sicuri. L'obiettivo è evitare che la verifica dell'età si traduca in una raccolta invasiva di dati sensibili, pur garantendo che i limiti anagrafici siano applicati in modo credibile.
La proposta di legge si inserisce nel solco tracciato dal rapporto Child safety online: Protecting and empowering minors in a digital world, presentato nel luglio 2026 da un gruppo di esperti co‑presieduto da Jörg M. Fegert e Maria Melchior. Il rapporto raccomanda un divieto di accesso ai social media per i minori di 13 anni, salvo eccezioni per uso educativo o sotto stretto controllo dei genitori, e una progressiva espansione dei diritti digitali tra i 13 e i 18 anni, subordinata alla dimostrazione da parte delle piattaforme che i loro servizi sono sicuri «by design» e «by default». Von der Leyen ha sintetizzato la filosofia dell'intervento così: «I social media non sono un giocattolo. Non si tratta di decidere se i bambini possano accedere ai social media, ma di decidere se e quando i social media possano accedere ai nostri bambini».
Per quanto riguarda l'applicazione delle norme, l'EU Kids Act dovrebbe replicare la struttura già vista nel Digital Services Act e nell'AI Act. Le aziende tecnologiche pagheranno "contributi di vigilanza" (supervisory fees) e le piattaforme considerate di maggior rischio saranno soggette a supervisione diretta da parte della Commissione, mentre le autorità nazionali continueranno a occuparsi dei servizi di dimensioni minori. Il testo prevede anche la priorità nella gestione dei reclami presentati da bambini e adolescenti, con sistemi di segnalazione accessibili e child‑friendly per permettere ai minori di far valere i propri diritti in caso di contenuti dannosi o comportamenti abusivi.
L'EU Kids Act dovrà affrontare il percorso legislativo ordinario: dopo la presentazione formale, il testo sarà oggetto di negoziati con i governi nazionali e con il Parlamento europeo, che potranno modificarne contenuti e tempi di applicazione. Solo al termine di questo iter saranno fissate le scadenze concrete per l'adeguamento delle piattaforme, con possibili periodi transitori e fasi di implementazione graduale. Nel frattempo, la Commissione continuerà a monitorare le iniziative nazionali e a valutare l'impatto delle misure già adottate, come i divieti per gli under 16 in Australia, dove alcuni minori hanno comunque trovato modi per accedere ai social nonostante i blocchi. Un elemento chiave del nuovo quadro è lo spostamento della responsabilità verso le piattaforme. Gli esperti e la Commissione insistono sul fatto che spetta alle aziende dimostrare che i loro servizi sono sicuri per i minori prima di consentirne l'accesso, intervenendo su meccanismi di design considerati problematici, come lo scorrimento infinito, le notifiche push, le raccomandazioni algoritmiche e le interazioni non richieste. Von der Leyen ha paragonato l'introduzione di un'età minima per i social ai limiti previsti per la guida o il consumo di alcol, sottolineando che «in Europa crediamo che siano i genitori a crescere i nostri figli, non algoritmi predatori».
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