Un portatile a 100 dollari

Prima di alfabetizzare il terzo mondo, l'idea del MIT Media Lab dovrà affrontare una valanga di problemi tecnici e, soprattutto, politici.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 07-04-2005]

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Un rudimentale computer portatile, in grado di collegarsi alla rete e gestire file multimediali a un costo di 80 euro? È il sogno di ogni taccagno che si rispetti. Ma per molti bambini dei paesi poveri (e per molti bambini poveri dei paesi ricchi) può essere l'unica opportunità di alfabetizzazione informatica.

Nicholas Negroponte, Joe Jacobson e Seymour Papert, del MIT Media Lab stanno lavorando su un progetto che sperano sollevi le prospettive di centinaia di milioni di bambini dei paesi più poveri. Si tratta, sostiene la web-zine Wired, di un pc portatile e prezzi stracciati. In questo modo sarebbe possibile per i governi e le ONG fornire ai bambini terzomondisti un attrezzo essenziale nel ventunesimo secolo.

"È una maniera per fare dei bambini gli attori del cambiamento," dice Negroponte. Per estetica e funzionalità, il portatile da 100 dollari dovrà essere "cosí vicino ai notebook attuali da essere quasi indistinguibile". In compenso, la macchina avrà un processore relativamente lento e scarsa caspacità di immagazzinamento dati.

Tecnicamente, il punto focale è il display: non deve essere costoso né vorace di energia. I dettagli sono in corso di definizione, ma la ricetta attuale del MIT è questa: poche applicazioni, sistema operativo Linux, batteria ricaricabile con manovella e l'innovativo schermo e-ink, oppure un retroproiettato da 12 pollici.

I computer portatili sarebbero prodotti in serie in lotti non inferiori a un milione di unità e acquistati direttamente dai governi. La maggior parte del risparmio, dunque, si realizza evitando figure di costo come profitti, spese di vendita e marketing.

Due prototipi sono stato costruiti, e le macchine da testare potrebbero essere consegnate già a metà del 2006. Il progetto sarebbe essenzialmente no profit, con circa 90 dollari per l'hardware ed un margine di 10 dollari per imprevisti e una piccola remunerazione per ordini importanti.

È una risposta al problema del digital divide? Le critiche sono molte: prima di tutto, la presenza di un laptop in casa non risolve granché nelle zone dove i problemi veri rimangono l'accesso all'internet e l'elettricità.

Inoltre, sostiene il World Resources Institute, occorre considerare il problema dell'assistenza tecnica: "la macchina deve essere sufficientemente robusta per reggere gli sbalzi elettrici, la polvere, gli urti, e tutti i pericoli dell'internet," dice Hammond, il direttore del progetto Digital Dividend, "questi sono problemi già qui da noi, figuriamoci se il laboratorio di riparazione più vicino è a tre villaggi di distanza e non si ha un ufficio dotato di aria condizionata."

Non è il primo progetto di un ponte per il digital divide nel mondo. L'esempio più vicino è il Simputer, un palmare sviluppato da alcuni scienziati indiani nel 2001, presentato allo SMAU nel 2002, ma che soltanto l'anno scorso è diventato disponibile a 220 dollari e, pare, non sta nemmeno andando troppo bene.

Ma Negroponte e soci non si spaventano per così poco. Hanno creato l'impresa, l'hanno ben capitalizzata e hanno arruolato partner importanti, come Advanced Micro Devices, Google e News Corp., la società di comunicazione di Murdoch (in Italia, Sky-tv). Possibile che sia un buco nell'acqua? Il progetto del MIT dovrà incontrare difficoltà?

Sembrerebbe proprio di sì. Non tanto per i problemi tecnici, che mi auguro siano risolvibili, ma per un discorso di potere. Quante sono, in occidente, le persone disposte a rinunciare a display a colori, potenza di calcolo e look smart, in cambio di un laptop robusto, affidabile, durevole, riparabile, dal software eternamente supportato e dalla batteria di lunga durata? E se questo costasse, iva e oneri commerciali compresi, diciamo sotto i duecento euro?

Temo che, me compreso, saremmo in molti. Ed in un'economia globalizzata non è pensabile riuscire a dividere chi può permettersi un laptop da mille euro, da chi non può. Inoltre, i poveri ci sono anche qui da noi, e stanno crescendo in numero.

Non si tratta di taccagneria: è in ballo un modello alternativo di economia sostenibile, basata sulla condivisione dei saperi e della tecnologia, ovvero i pricipi del copyleft. Pensate che i padroni del mercato del desktop PC, Microsoft in testa, resteranno a guardare, di fronte a questa minaccia?

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Commenti all'articolo (ultimi 5 di 14)

Yari
secondo me i grandi Big del mercato informatico potrebbero favorire ancora di più la diffusione dei laptop. Per quanto riguarda i prezzi purtroppo la tecnologia costa però è anche vero che un notebook acquistato a prezzo di fabbrica costa mille volte meno di uno acquistato in negozio: a questo punto bisogna chiedersi... Leggi tutto
22-6-2005 17:36

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9-4-2005 10:09

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