Equo compenso, raffica di aumenti per Pc, smartphone e schede Sd

Il governo vuole tassare anche smartwatch e dispositivi indossabili.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 17-02-2020]

equo compenso

Nel 2014, quando Dario Franceschini era ministro delle Attività Culturali, il cosiddetto equo compenso subì un importante aggiornamento che portò a tutta una serie di aumenti ai prodotti sui quali era applicato.

Con l'espressione "equo compenso" si intende - come spiega la Siae sul proprio sito - di un balzello «che si applica sui supporti vergini, apparecchi di registrazione e memorie in cambio della possibilità di effettuare registrazioni di opere protette dal diritto d'autore. In questo modo ognuno può effettuare una copia con grande risparmio rispetto all'acquisto di un altro originale oltre a quello di cui si è già in possesso».

In pratica ogni apparecchio dotato di memoria - dai PC agli smartphone, dalle schede Sd alle chiavette Usb - vede il proprio prezzo aumentare per via di una sorta di presunzione di colpevolezza: con esso si dà per scontato infatti che chiunque acquisti un supporto di memoria (o un apparecchio che contiene della memoria) lo adoperi per fare copie di contenuti protetti dal diritto d'autore.

Pertanto, al fine di compensare gli autori dei mancati introiti causati da queste copie (che si traducono immediatamente, sempre secondo la Siae, in mancate vendite), il prezzo delle memorie viene accresciuto, e quanto raccolto distribuito poi tra i creatori di contenuti.

Oggigiorno, in realtà, non si parla più di equo compenso ma piuttosto di copia privata, sebbene per chi fa acquisti la musica non cambi: sempre di un aumento di prezzo si tratta.

Ora che siamo nel 2020 e Franceschini è ancora Ministro della Cultura, per l'equo compenso - o copia privata - è arrivato il momento di subire un nuovo "ritocchino".

In una bozza di decreto viene infatti delineata tutta una serie di aumenti che vanno a colpire i prodotti già da tempo soggetti a questa tassa, e inoltre alla lista vengono aggiunti nuovi dispositivi che semplicemente sei anni fa non esistevano o non erano diffusi.

Così, per esempio, gli smartphone e tablet con memoria da 128 Gbyte in su, sui quali fino a oggi grava un aumento di prezzo pari a 5,20 euro, se la bozza sarà approvata vedranno l'aumento passare a 6,90 euro. Anche nel caso degli altri "tagli di memoria" si registrano aumenti, tranne che per quelli inferiori a 16 Gbyte, per i quali c'è un taglio di 10 centesimi.

La vera novità di questo decreto sta però nell'aggiunta agli apparecchi sui quali richiedere la "copia priva" di smartwatch e dispositivi indossabili similari, come i fitness tracker, posto che siano in grado di riprodurre audio e video.

Sebbene sia veramente difficile immaginare che qualcuno usi un Apple Watch o un Fitbit per fare copie dei propri film preferiti, il Ministro vorrebbe che i prezzi aumentassero da 2,20 euro (per memorie fino a 4 Gbyte) fino a 5,60 euro (per memorie oltre i 32 Gbyte).

Per quanto riguarda i PC e i televisori o decoder con funzione di registrazioni sono previsti invece dei costi fissi: 6,90 euro per i primi e 4 euro per i secondi.

Infine, la "copia privata" sugli hard disk è pari a 0,01 euro al Gbyte per i tagli da 160 a 500 Gbyte, a 0,009 euro per i taglia fino a 2 Tbyte e 0,008 euro per quelli oltre i TGbyte. Esenti i dischi fino a 160 Gbyte.

La lista completa dei dispositivi è ancora molto lunga (ci sono le chiavette Usb, le schede Sd e altro) ma il concetto è sempre lo stesso: pochi euro in più per ogni prodotto, che ogni anno portano nelle casse della Siae tra i 120 e i 130 milioni di euro.

Dato che il decreto è ancora in bozza, nulla è stato per ora deciso; tuttavia, se si considera come la questione è stata trattata negli anni passati, ci sono poche speranze che le cose cambino, nonostante le proteste dei vari rappresentanti dell'industria informatica.

In ogni caso, il prossimo 20 febbraio il ministro Franceschini incontrerà le categorie maggiormente rappresentative dei produttori degli apparecchi e dei supporti e di quelle dei titolari dei diritti e dei consumatori proprio per discutere la questione.

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Commenti all'articolo (ultimi 5 di 16)

Il bello è che la pirateria è solo una scusa non la reale causa, alla fine si tratto solo di soldi rubati ai cittadini e dati a pioggia ad un ente realmente inutile e dannoso poiché se ne infischia pure abbondantemente di servire adeguatamente i suoi cosiddetti rappresentati. Leggi tutto
2-4-2020 18:53

Ti piacerebbe eh? :lol: :lol: :lol: Leggi tutto
2-4-2020 18:51

Si esatto questa terminologia non rende bene. Sarebbe meglio chiamarlo 'pizzo legalizzato causa pirateria'... :lol: Ora stanno facendo un bel po' di multe leggevo, per i fruitori di IPTV e simili. Incassano da tutte le parti. :evil:
22-2-2020 17:18

Ah, perché hai letto la parola "equo". :lol: In effetti, più che "equo compenso", potrebbe essere chiamato "contributo diritti" o "compensazione pirateria". :roll:
22-2-2020 15:31

Per un attimo avevo pensato che fosse mossa sindacale riuscita per alzare gli stipendi della gente che lavora sottopagata all'estero. Tutto regolare, è la solita mancia per i miliardari.
21-2-2020 11:57

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