Cloudflare presenta ricorso contro AGCOM: la multa violerebbe le norme europee



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 19-03-2026]

Cloudflare ha presentato ricorso contro la sanzione da 14 milioni di euro inflittale da AGCOM per la mancata adesione al sistema Piracy Shield, contestando non solo l'entità della multa ma anche la legittimità dell'intero impianto normativo che regola il blocco dei siti in Italia: sostiene infatti che il meccanismo previsto dalla legge italiana violi principi fondamentali dell'architettura di Internet e le norme europee sulla trasparenza e sul giusto processo.

Piracy Shield è progettato per permettere ai detentori dei diritti di inviare richieste di blocco direttamente agli operatori di rete e ai fornitori di servizi, senza necessità di un ordine giudiziario preventivo. Cloudflare contesta questo modello, sostenendo che consenta la rimozione di contenuti e l'oscuramento di siti legittimi senza adeguati controlli, con rischi documentati di overblocking. Tra gli episodi citati nelle analisi pubbliche figura il blocco accidentale di un portale educativo ucraino e un'interruzione temporanea di servizi come Google Drive, eventi attribuiti a richieste di blocco errate o mal gestite. Questi casi vengono utilizzati da Cloudflare per dimostrare che il sistema può produrre effetti collaterali significativi sull'accesso a servizi essenziali.

Nel suo documento di appello, CloudFlare afferma che Piracy Shield sarebbe incompatibile con il Digital Services Act e con altre normative europee che richiedono trasparenza, possibilità di ricorso e supervisione giudiziaria nei processi di rimozione dei contenuti. Cloudflare sostiene inoltre che la legge italiana attribuisca ai privati un potere eccessivo nel determinare quali siti debbano essere bloccati. La sanzione di AGCOM viene definita sproporzionata anche in relazione al ruolo tecnico svolto da Cloudflare, che fornisce servizi di caching, sicurezza e distribuzione dei contenuti ma non ospita direttamente i materiali oggetto delle segnalazioni. Il suo ruolo non sarebbe quindi assimilabile a quello di un hosting provider.

Il ricorso mira non solo a contestare la multa, ma anche a ottenere una revisione complessiva della normativa italiana sul blocco dei siti, con l'obiettivo dichiarato di «proteggere l'integrità dell'infrastruttura di Internet». Cloudflare afferma che l'attuale sistema rischia di creare un precedente pericoloso, in cui decisioni tecniche rilevanti vengono prese senza supervisione indipendente. La vicenda ha attirato l'attenzione internazionale, poiché rappresenta uno dei primi casi in cui un grande operatore globale dell'infrastruttura Internet contesta formalmente un sistema nazionale di site‑blocking. Alcuni osservatori hanno evidenziato che l'esito del procedimento potrebbe influenzare future regolamentazioni europee in materia di copyright e responsabilità degli intermediari.

Nel dettaglio, CloudFlare ha scritto nel proprio blog che Piracy Shield è fondamentalmente sbagliato in quanto non offre quattro caratteristiche importanti:
- Supervisione giudiziaria: le aziende private, non i giudici o i funzionari governativi, decidono cosa viene bloccato.
- Trasparenza: il pubblico, e persino gli stessi service provider, sono spesso lasciati all'oscuro su chi ha richiesto un blocco o perché.
- Giusto processo: non esiste un meccanismo per il proprietario di un sito web per contestare un blocco prima che il suo sito diventi non disponibile sul web italiano.
- Possibilità di risarcimento: oltre alla completa mancanza di trasparenza o di giusto processo, Piracy Shield non offre alle parti interessate un modo efficace per chiedere un risarcimento a causa di un blocco errato.

AGCOM non ha ancora rilasciato dichiarazioni dettagliate sul ricorso, limitandosi a confermare l'applicazione della sanzione e la piena operatività di Piracy Shield. Il sistema continua a essere utilizzato dai titolari dei diritti per richiedere blocchi rapidi, soprattutto nel settore dello streaming sportivo e dell'intrattenimento. Il procedimento legale proseguirà nei prossimi mesi e potrebbe richiedere più gradi di giudizio. Nel frattempo, Cloudflare ha ribadito la propria intenzione di continuare a contestare la normativa, sostenendo che una revisione sia necessaria per garantire un equilibrio tra tutela del copyright e protezione dell'infrastruttura digitale.

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