Lo stop ai social sotto i 15 anni anche in Italia

Il governo vuole filtri obbligatori e verifiche dell'età.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 09-04-2026]

Il governo italiano sta preparando un disegno di legge che vieti l'accesso ai social network ai minori di 15 anni, introducendo sistemi di verifica dell'età e filtri obbligatori in particolare sugli smartphone. La misura nasce come risposta a recenti episodi di cronaca che hanno riacceso il dibattito sulla sicurezza digitale dei minori e sull'efficacia delle norme attualmente in vigore. La bozza del provvedimento è stata discussa a Palazzo Chigi con il coinvolgimento del sottosegretario Alfredo Mantovano e dei ministri competenti. Il testo prevede che i minori non possano creare autonomamente un profilo social prima dei 15 anni, superando l'attuale soglia dei 14 anni prevista dal Codice Privacy per il consenso ai servizi digitali.

Il governo intende introdurre un sistema di verifica dell'età ispirato a quello già applicato dall'AgCom per i siti pornografici. Le piattaforme dovranno implementare controlli efficaci per verificare l'età reale degli utenti, evitando però metodi invasivi come il riconoscimento facciale. Il modello mira a superare l'attuale sistema dichiarativo, facilmente aggirabile inserendo una data di nascita falsa. Parallelamente, il disegno di legge introduce filtri parentali obbligatori sugli smartphone destinati ai minori. I dispositivi dovranno essere configurati in modalità protetta, consentendo solo chiamate vocali, SMS e l'uso di app di messaggistica limitate ai contatti autorizzati. Sarà inoltre attivo un blocco automatico dei siti considerati pericolosi e la memorizzazione delle pagine visitate.

La responsabilità della rimozione dei blocchi ricadrà esclusivamente sui genitori, che potranno disattivare i filtri ma saranno soggetti a sanzioni amministrative in caso di inosservanza delle regole. Il provvedimento punta quindi a rafforzare il ruolo educativo delle famiglie, affiancandolo a un quadro normativo più stringente.

Il contesto che ha accelerato l'iniziativa è legato a episodi di violenza che hanno coinvolto adolescenti attivi in comunità online. Tra questi, l'aggressione a una docente da parte di un tredicenne a Trescore Balneario, trasmessa in diretta su Telegram, e altri casi che hanno evidenziato la presenza di gruppi digitali che promuovono comportamenti emulativi.

Poiché la possibilità di impedire l'accesso ai social da parte dei minori è in discussione da tempo, il governo sta valutando se avanzare le proprie proposte tramite un emendamento al disegno di legge sullo stesso tema già in discussione in Senato (ddl 1136) o se presentare un decreto legge, soluzione più rapida per evitare ritardi dovuti ai tempi parlamentari. La scelta dipenderà anche dal confronto con AgCom, Garante Privacy e Autorità per l'infanzia, chiamate a valutare la compatibilità del testo con il GDPR e con il Digital Services Act europeo.

I punti in discussione sono diversi: l'idea del governo è impedire l'accesso ai social fino ai 15 anni; altre bozze approdate in Parlamento ipotizzano un limite a 14 anni, in linea con l'attuale "maggiore età digitale" italiana. La discussione riguarda poi non solo l'età, ma anche la definizione di strumenti tecnici realmente applicabili e non aggirabili. Anche il dibattito politico è acceso. Alcune forze di opposizione temono misure "mal strutturate" o difficili da applicare, mentre il governo insiste sulla necessità di un intervento immediato per proteggere i minori. Associazioni come Moige avvertono che un ritardo nell'approvazione potrebbe lasciare scoperti i giovani fino alla fine della legislatura.

Resta inoltre da verificare se le piattaforme saranno in grado di implementare sistemi di verifica dell'età conformi alle norme europee e se i nuovi obblighi per produttori di smartphone e operatori telefonici saranno tecnicamente sostenibili. La misura, se approvata, modificherà in modo significativo il rapporto tra minori e piattaforme digitali, introducendo un modello di controllo più rigido rispetto al passato e ponendo l'Italia tra i Paesi europei con le norme più severe sull'accesso ai social.

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