Le preoccupazioni per lo scoppio della bolla si fanno sempre più concrete.
[ZEUS News - www.zeusnews.it - 04-09-2026]

L'impennata degli investimenti nell'intelligenza artificiale è una sorta di sifone che sta assorbendo la liquidità dei maggiori gruppi tecnologici statunitensi, mentre parallelamente cresce il timore che l'intero settore stia entrando in una fase di espansione finanziaria - una bolla, insomma - difficile da sostenere. I dati più recenti riportati da Reuters mostrano che, entro il 2027, cinque colossi in particolare potrebbero spendere più di quanto generano, mentre in Europa si moltiplicano gli allarmi sul rischio di una bolla che potrebbe lasciare dietro di sé un debito cumulato superiore ai mille miliardi di euro.
Microsoft, Alphabet, Amazon, Meta e Oracle stanno infatti aumentando gli investimenti in infrastrutture fisiche per sostenere la domanda di servizi basati su modelli avanzati di intelligenza artificiale. Le stime indicano che nel 2027 la loro spesa complessiva in investimenti supererà il flusso di cassa libero, con un incremento di circa 534 miliardi di dollari rispetto al 2025, a fronte di un aumento del flusso di cassa operativo di 340 miliardi. Per ogni dollaro aggiuntivo generato, in sostanza, ne verrebbero spesi 1,57 in nuove infrastrutture. Gli investitori guardano quindi con crescente attenzione i risultati trimestrali, alla ricerca di segnali che la crescita dei ricavi nel cloud e nei servizi basati sull'IA sia sufficiente a compensare l'escalation dei costi. Negli ultimi dodici mesi, quasi tutti i titoli dei grandi gruppi tecnologici non sono stati all'altezza dell'indice S&P 500, segnale di un mercato più prudente rispetto alle prospettive del settore. Come ha osservato Shay Boloor, stratega di mercato, «gli investitori stanno sottovalutando quanto profondamente l'IA stia cambiando il modello di business delle grandi aziende tecnologiche».
La trasformazione riguarda soprattutto la natura degli investimenti: gruppi che per anni sono stati considerati piattaforme leggere, capaci di scalare i ricavi senza incrementare in modo proporzionale le risorse, stanno ora diventando strutture ibride che dipendono da enormi datacenter, reti di calcolo distribuite e infrastrutture fisiche ad alta intensità energetica. Le società non distinguono in modo sistematico la quota di investimenti dedicata all'IA, ma i dirigenti confermano che la domanda di servizi basati su modelli avanzati è il principale motore dell'espansione. Le previsioni sono inoltre soggette a revisioni continue: le stime di spesa per il 2026 dei cinque gruppi sono aumentate da 485 miliardi di dollari a 730 miliardi nel giro di pochi mesi. Fortunatamente per le aziende, alcuni segnali indicano che gli investimenti stanno iniziando a produrre ritorni: Microsoft ha dichiarato che la propria attività legata all'IA ha superato un tasso annuo di 37 miliardi di dollari, mentre Amazon ha registrato una crescita del 28% nella propria divisione cloud.
Nonostante ciò, la pressione sul flusso di cassa resta elevata. Microsoft, nel secondo trimestre fiscale, ha generato 35,8 miliardi di dollari di flusso di cassa operativo, a fronte di 37,5 miliardi di investimenti. Amazon ha riportato un aumento del 30% del flusso di cassa operativo su base annua, ma il flusso di cassa libero è sceso a 1,2 miliardi. David Russell, analista di mercato, ha sintetizzato la preoccupazione degli investitori affermando che «la crescita degli utili potrebbe non bastare a giustificare gli investimenti se la spesa erode la liquidità». Il caso più critico è quello di Oracle, che ha visto il proprio titolo perdere il 36% dall'inizio dell'anno e il flusso di cassa libero diventare negativo. La società ha annunciato l'intenzione di raccogliere tra 45 e 50 miliardi di dollari tramite debito ed emissioni azionarie per finanziare l'espansione delle infrastrutture cloud. Il rapporto tra investimenti e flusso di cassa operativo è passato dal 47% del 2022 al 174% nel 2026, con 55,7 miliardi di dollari di investimenti a fronte di 32 miliardi di flusso di cassa operativo.
Gli altri gruppi, per ora, mantengono la capacità di remunerare gli azionisti tramite dividendi e riacquisti di azioni, ma gli analisti avvertono che questa capacità potrebbe ridursi se la monetizzazione dell'IA non accelererà. In Europa, intanto, cresce l'allarme per il rischio di una bolla finanziaria legata all'IA. Le analisi più recenti indicano che il debito complessivo generato dal settore potrebbe superare i 1.650 miliardi di euro, con un aumento dei prezzi della memoria che ha riportato i costi ai livelli del 2007. Secondo Daniel Lemire, ricercatore informatico, l'aumento dei prezzi è "un'anomalia storica" che ha cancellato vent'anni di progressi nella riduzione dei costi dell'hardware.
La crisi della memoria non riguarda solo la DRAM: la carenza di produzione di memoria flash ha spinto verso l'alto i prezzi di SSD, schede di memoria e dispositivi di archiviazione esterna, con ripercussioni su computer, smartphone e console. Alcuni produttori hanno già aumentato i prezzi dei propri dispositivi, mentre le previsioni indicano che la situazione potrebbe peggiorare nel 2027, anno che secondo SK Hynix potrebbe essere il più difficile per l'industria. Il quadro complessivo mostra in conclusione un settore in rapida espansione ma esposto a rischi crescenti: l'aumento dei costi, la pressione sulla liquidità, la volatilità dei prezzi dei componenti e la possibilità che la domanda di servizi basati sull'IA non mantenga il ritmo previsto. Gli analisti concordano sul fatto che i prossimi anni saranno decisivi per capire se l'attuale ciclo di investimenti sarà sostenibile o se si trasformerà in una bolla destinata a lasciare profonde conseguenze economiche.
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