Cassandra Crossing/ Il vibe coding è popolare come non mai. In questa fase puffosa e orgasmica vengono ignorate cose da crocifissione in sala mensa. Questo nasconde alcuni nodi gordiani a chi non vuole vederli, in attesa di venire ai nostri pettini.
[ZEUS News - www.zeusnews.it - 09-06-2026]

Non c'è dubbio, il vibe coding, come il sesso, affascina tutti, quelli che lo praticano e quelli che per vari motivi non lo praticano. E questi ultimi oltretutto spesso rosicano, vedendo quelli che lo praticano in azione, o leggendone le gesta su riviste specializzate. Esiste una sparuta minoranza di persone bene informate, come la vostra profetessa preferita, che sono estremamente negative o almeno molto preoccupate di questo andazzo. Pensate, sono persone convinte che i programmi dovrebbero essere scritti da chi sa quello che sta facendo. Trascurando questi pericolosi estremisti, ed evitando anche di augurare ai più sfegatati vibe-entusiasti che gli regalino presto una Tesla vibecodata, ci sono tuttavia tre questioni che brillano come supernove per la loro totale assenza nel dibattito sul vibe coding. Per cercare di essere assolutamente chiari sulla loro importanza, tratteremo in maniera didascalica ciascuna di esse, facendo finta, per amor di discussione, che il vibe coding sia una tecnologia consolidata e funzionante (per ora di certo non lo è).
Il vibe coding permette di sostituire il lavoro di persone specializzate, costose e talvolta dotate di potere contrattuale con altre poco specializzate e perciò meno costose, facilmente intercambiabili e sostituibili, e perciò prive di qualsiasi potere contrattuale. La catena di montaggio evocata da Cassandra non è un titolo acchiappaclic, ma una corrispondenza esatta; potete verificarlo sostituendo "catena di montaggio" a "vibe coding" nella frase precedente. Chiamare il vibe coding "catena di montaggio 2.0" quindi è del tutto esatto. Esattamente come nel caso della catena di montaggio, le diminuzioni di costi e gli aumenti di produttività si ripartirebbero nelle stesse percentuali tra salari dei lavoratori e dividendi degli azionisti.
Dal punto di vista delle aziende che producono software, migrare la produzione da sviluppo software al vibe coding come attività specializzata, magari potenziata dall'IA, permetterebbe di rinunciare a tutte quelle lunghe, complesse e spesso inefficaci metodologie con le quali da sempre si è cercato di emendare il prodotto software da errori e difetti. Il lavoratore del software che produce usando il vibe coding, nel seguito per brevità vibecodatore, permetterebbe di delocalizzare, fino a renderlo impercettibile, la causa e la responsabilità di un difetto, fino a farle scomparire ambedue. E se non esistono più causa e responsabilità, in fondo non si può dire lo stesso del difetto? Il vibecodatore viene quindi inserito in un sistema di produzione completamente automatizzato, in cui deve far defecare lo slopware da un LLM, da lui portato a passeggio.
Le deiezioni così prodotte vengono spedite a una catena automatizzata di casi test, anche quelli non creati da esseri senzienti, ma derivati tramite LLM dai famigerati use case. Il sistema può così rimandare indietro lo slopware al vibecodatore con una descrizione di cosa succede o non succede. Il vibecodatore, non sapendo cosa ha fatto, butta lo slopware nel ventilatore e ne produce una versione migliorata. Lo slopware continua a viaggiare su e giù in questo circuito degno di Brazil o L'esercito delle 12 scimmie fino a quando viene automaticamente dichiarato funzionante e passa in produzione o viene esposto in vetrina.
Lo sviluppo del software, architrave vitale della società moderna, non è mai stato regolamentato per legge. Anzi quasi sempre viene venduto con esenzione totale di responsabilità. Si tratta di un caso unico, che la dice lunga sulla preveggenza e sulla capacità di autotutelarsi delle aziende produttrici di software. Ma qualcosa sta cambiando. Timide regolamentazioni di responsabilità dei produttori si affacciano in UE e persino in alcuni stati degli USA. E risalire la catena di fornitura potrebbe diventare una grave minaccia per le aziende. Qualsiasi cosa che contribuisca a rendere confusa e poco trasparente questa catena è non solo da loro ben gradita, ma verrà attentamente studiata e messa in pratica da quelle più preveggenti. Cosa c'è di meglio della creazione di aree più vaste possibile in cui non si sa chi ha fatto cosa, e che cosa chi ha fatto cosa avrebbe dovuto fare?
Dove andrà a finire la responsabilità se i produttori di software, agendo proattivamente e creativamente, riuscissero a mantenersene esenti? Insieme alla responsabilità viaggiano i danni e i costi per ripararli. Il mondo del software, anzi il mondo, potrebbe diventare una nuova "Terra dei fuochi".
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