[ZEUS News - www.zeusnews.it - 24-07-2026]

Google ha ricevuto da parte della Commissione Europea una sanzione complessiva da 890 milioni di euro per due violazioni del Digital Markets Act, dopo che l'Unione Europea ha accertato un uso distorto della sua posizione dominante nei servizi di ricerca e nella distribuzione di app Android. Le autorità hanno stabilito che l'azienda ha favorito i propri servizi nei risultati di ricerca e limitato gli sviluppatori nell'offerta di opzioni commerciali alternative al Play Store. La Commissione ha confermato due multe distinte: 460 milioni di euro per pratiche discriminatorie nei risultati di Google Search e 430 milioni di euro per restrizioni imposte agli sviluppatori nel Play Store. Le indagini hanno rilevato che Google ha sistematicamente posizionato in modo privilegiato i propri servizi commerciali, come shopping, hotel e trasporti, rispetto alle soluzioni concorrenti, violando l'obbligo di trattamento equo previsto dal DMA.
Secondo la Commissione, la designazione di Google come "gatekeeper" nel 2023 comporta obblighi stringenti per garantire condizioni di concorrenza equilibrate. Le verifiche condotte nel 2024 hanno mostrato che i risultati di ricerca continuavano a favorire servizi proprietari, nonostante le richieste di conformità avanzate dall'UE. Google dovrà ora modificare il funzionamento della Ricerca affinché i servizi terzi siano trattati in modo non discriminatorio. La seconda violazione riguarda il Play Store, dove Google avrebbe impedito agli sviluppatori di informare gli utenti su opzioni di acquisto più economiche disponibili al di fuori dell'ecosistema ufficiale. Il DMA consente agli sviluppatori di indirizzare i consumatori verso siti esterni o altri store, ma le condizioni imposte da Google avrebbero ostacolato questa possibilità, mantenendo di fatto un controllo dominante sul mercato delle app Android.
La Commissione ha chiarito che Google può applicare commissioni per l'acquisizione di nuovi clienti tramite il Play Store, ma le tariffe e le tempistiche di elaborazione adottate non risultavano conformi ai requisiti del DMA. Le pratiche contestate impedivano agli sviluppatori di promuovere offerte alternative, limitando la concorrenza e mantenendo un vantaggio strutturale per il gigante statunitense. Oltre alla sanzione economica, Bruxelles ha imposto a Google l'obbligo di adeguarsi entro 60 giorni. In caso di mancata conformità, la Commissione potrà applicare ulteriori multe fino al 5% del fatturato globale giornaliero. L'ordine include la revisione dei risultati di ricerca, delle condizioni del Play Store e delle modalità con cui Google gestisce l'accesso ai propri servizi da parte di terze parti.
Le autorità europee hanno riconosciuto che Google ha mantenuto un «dialogo costruttivo» durante l'indagine, avviando test su modifiche ai risultati di ricerca, alle funzionalità AI Overviews e ai termini di steering del Play Store. Tuttavia, la Commissione ha ritenuto che le misure proposte non fossero sufficienti a garantire la piena conformità al DMA. Google ha espresso insoddisfazione per le nuove regole europee. Kent Walker, presidente degli affari globali, ha dichiarato che le norme per i gatekeeper stanno imponendo una «degradazione del prodotto guidata da un piccolo gruppo di ricorrenti autoreferenziali, con le imprese e i consumatori europei a pagarne il prezzo. La regolamentazione dovrebbe migliorare i prodotti, non peggiorarli».
Le decisioni odierne rappresentano un passaggio significativo nell'applicazione del DMA, che mira a ridurre le pratiche anticoncorrenziali dei grandi operatori tecnologici e a favorire un ecosistema digitale più aperto. Le indagini proseguiranno per verificare l'effettiva implementazione delle modifiche richieste e monitorare l'impatto delle nuove regole sul mercato europeo.
Tra i vari commenti ricevuti, riportiamo quello di Codacons: "Più volte abbiamo sottolineato come lo strapotere di Google finisca per danneggiare non solo competitor e operatori, ma anche e soprattutto i consumatori finali che utilizzano i servizi offerti dalla società. L’abuso di posizione dominante nel settore di web e app finisce infatti per alterare il mercato, controllando e limitando l’accesso di altri operatori e riducendo la concorrenza e le possibilità di scelta per gli utenti che si avvalgono dei vari servizi offerti, come nel caso degli app store o dei motori di ricerca, divenuti nel tempo strumenti fondamentali per le scelte economiche dei consumatori. Per tale motivo la sanzione dell’Ue appare particolarmente importante, perché conferma e punisce gli abusi commessi da Google obbligandola a modificare i propri comportamenti".
Anche Assoutenti ha commentato: "La sanzione elevata dalla Commissione Ue a Google è una storica vittoria in favore dei consumatori europei. Da anni gli acquisti dei cittadini sono sempre più spostati verso il web, e un numero crescente di utenti ricorre ai motori di ricerca per trovare le offerte più convenienti. Comportamenti che alterano i risultati di ricerca e limitano la concorrenza creano danni miliardari ai consumatori, perché influenzano le scelte d’acquisto modificando i comportamenti dei cittadini, con un evidente sviamento del mercato. Per tale motivo è importante monitorare attentamente l’operato dei giganti del web e delle multinazionali dell’e-commerce, affinché sia sempre garantita trasparenza e correttezza nei confronti dei consumatori che scelgono di fare acquisti di beni e servizi online".
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