L'avanzata delle dark factory: 1300 lavoratori sostituiti da 50 robot

Il licenziamento temporaneo operato da GM sembra proprio voler diventare definitivo.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 23-06-2026]

gm dark factory
Foto di Simon Kadula.

Lo scorso marzo, l'americana General Motors ha messo lasciato «temporaneamente» a casa 1.300 dei propri dipendenti i quali quindi, a un certo punto, si aspettano di riprendere il lavoro. Ora però nella stessa fabbrica, la Factory Zero di Detroit, ha installato un cinquantina di nuovi robot per eseguire anche le mansioni: prodotti dalla giapponese FANUC, i robot sono destinati alle fasi di assemblaggio dei veicoli elettrici e fanno parte del programma di automazione che GM sta implementando nei suoi impianti dedicati all'elettrico. La decisione ha provocato la reazione del sindacato United Auto Workers, che contesta l'introduzione di nuova automazione in un impianto dove non è stato richiamato alcun lavoratore. James Cotton, presidente della sezione UAW Local 22, ha dichiarato che GM «potrebbe richiamare parte di quei lavoratori invece di installare 50 robot». Il malcontento si aggiunge ai licenziamenti permanenti di 1.200 dipendenti avvenuti nell'ottobre 2025.

L'adozione di robot industriali non riguarda solo GM: Stellantis, Ford e Hyundai stanno accelerando l'automazione delle linee di montaggio; di queste, Hyundai prevede l'introduzione di robot umanoidi Atlas nel suo stabilimento in Georgia entro il 2028. Alcuni lavoratori temono che la crescente automazione possa sostituire posti di lavoro senza adeguati programmi di riqualificazione. Il dibattito si inserisce in un contesto globale in cui le cosiddette dark factory (fabbriche senza operai) stanno diventando sempre più diffuse. FANUC gestisce una fabbrica completamente automatizzata dal 2001, mentre in Cina marchi come Jetour, Zeekr e Xiaomi operano impianti altamente robotizzati con capacità produttive elevate. Nel 2024 la Cina ha installato 295.000 nuovi robot industriali, raggiungendo un totale di 2 milioni di unità operative, contro i 34.200 installati negli Stati Uniti.

Secondo l'Institution of Mechanical Engineers, l'automazione totale può introdurre nuove vulnerabilità, tra cui difficoltà nell'individuare rapidamente anomalie di linea e rischi di cybersecurity più elevati. Nonostante ciò, molte aziende ritengono che i vantaggi in termini di costi e capacità produttiva superino i rischi. Negli Stati Uniti la spinta verso l'automazione coincide con un rallentamento della produzione di veicoli elettrici, dopo l'abolizione del credito d'imposta federale e il congelamento del programma nazionale per le infrastrutture di ricarica.

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