La Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha confermato la multa, chiudendo un procedimento iniziato nel 2015.
[ZEUS News - www.zeusnews.it - 02-07-2026]

La Corte di Giustizia dell'Unione europea ha confermato in via definitiva la sanzione da 4,1 miliardi di euro inflitta a Google per abuso di posizione dominante nel mercato dei sistemi operativi mobili. La decisione chiude un procedimento iniziato nel 2015 e rappresenta l'ultimo passaggio di una lunga disputa regolatoria che ha coinvolto Commissione, Tribunale e CGUE. La sentenza conferma che l'azienda ha imposto tre restrizioni ai produttori di dispositivi e agli operatori telefonici per consolidare il controllo sull'ecosistema Android.
L'indagine della Commissione era stata avviata nell'aprile 2015 e aveva portato, nel luglio 2018, a una multa iniziale di circa 4,3 miliardi di euro. L'accusa riguardava tre pratiche: l'obbligo di preinstallare Google Search e Chrome per ottenere la licenza del Play Store; il divieto di preinstallare app Google su dispositivi che utilizzavano versioni non approvate di Android; un meccanismo di revenue sharing che prevedeva pagamenti ai produttori solo se non veniva installato un motore di ricerca concorrente. Nel 2022 il Tribunale dell'Unione europea aveva confermato le prime due violazioni, annullando quella relativa al revenue sharing. La sanzione era stata quindi ridotta a circa 4,1 miliardi di euro. Google aveva presentato ricorso alla Corte di Giustizia, contestando la valutazione delle pratiche anticoncorrenziali e sostenendo che Android fosse un sistema aperto e interoperabile. La CGUE ha ora confermato integralmente la decisione del Tribunale, rendendo definitiva la multa.
La sentenza pubblicata dalla Corte ribadisce che Google ha imposto condizioni contrattuali che limitavano la libertà dei produttori di dispositivi e degli operatori telefonici, influenzando la distribuzione dei servizi di ricerca e dei browser concorrenti. Il documento evidenzia che tali restrizioni hanno consolidato la posizione dominante dell'azienda nel mercato dei sistemi operativi mobile e dei servizi di ricerca associati. Il comunicato della CGUE sottolinea che l'obbligo di preinstallazione di Search e Chrome ha garantito a Google un vantaggio significativo nella distribuzione dei propri servizi, riducendo la visibilità delle alternative. Allo stesso modo, il divieto di utilizzare versioni non approvate di Android ha limitato la possibilità per i produttori di sviluppare fork del sistema operativo che potessero integrare servizi concorrenti.
La Corte ha inoltre confermato che la Commissione ha correttamente valutato l'impatto delle pratiche sul mercato, considerando la struttura dell'ecosistema Android, la dipendenza dei produttori dal Play Store e la centralità dei servizi di ricerca nella monetizzazione dei dispositivi mobili. La riduzione della sanzione, già stabilita dal Tribunale, rimane invariata e non viene ulteriormente modificata. Un portavoce di Google ha commentato la decisione con una dichiarazione ufficiale, affermando: «La sentenza non riconosce il nostro significativo investimento per garantire che Android rimanga aperto, interoperabile e gratuito. In ogni caso, abbiamo adattato i nostri accordi per conformarci alla decisione iniziale del 2018 e restiamo concentrati sulla continua innovazione e apertura per i nostri utenti, partner e sviluppatori».
La decisione arriva in un momento in cui Google è nuovamente sotto esame per possibili violazioni del Digital Markets Act, con indagini che riguardano motore di ricerca, Play Store e Android. Il DMA introduce obblighi più stringenti per i gatekeeper e potrebbe portare a ulteriori interventi regolatori nei confronti dell'azienda. La conferma della sanzione chiude uno dei procedimenti antitrust più rilevanti degli ultimi anni nel settore mobile. La sentenza della CGUE rappresenta un precedente significativo per la regolamentazione delle piattaforme digitali e per la valutazione delle pratiche commerciali che influenzano l'accesso ai servizi essenziali dell'ecosistema mobile.
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