Bucce di banana e foglie d'ananas diventano vestiti.
[ZEUS News - www.zeusnews.it - 04-07-2018]
Meno di sessant'anni fa, il 97% delle fibre usate per produrre i vestiti era di origine naturale. Oggi, con l'adozione sempre più vasta delle fibre artificiali, tale porzione è scesa al 35%.
Circular Systems è un'azienda che si occupa di sviluppare nuovi materiali e che si è resa conto di come andare avanti a utilizzare fibre artificiali non sia, sul lungo periodo, sostenibile, né per l'ambiente né dal punto di vista economico.
Gli scienziati di Circular hanno quindi pensato a individuare una nuova fonte che permetta di produrre fibre in abbondanza senza incidere negativamente sull'ecologia, e l'hanno trovata nei rifiuti organici.
È nata così Agraloop Bio-Refinery, una tecnologia che trasforma gli avanzi di cibo e i residui delle coltivazioni - dalle buccce di banana agli steli della canapa, passando per le foglie di ananas e altro ancora - in fibre naturali che possono essere poi tessute per creare vestiti.
«Vogliamo che le colture alimentari diventino la nostra fonte primaria di fibre» spiega Isaa Nichelson, co-fondatore e Ceo di Circular Systems.
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Secondo i calcoli condotti dall'azienda, l'utilizzo dei materiali di scarto citati, uniti a zucchero di canna e steli di lino, può consentire di produrre fino a 250 milioni di tonnellate di fibre ogni anno tramite Agraloop. Si tratta di due volte e mezzo la domanda mondiale di fibre per la tessitura.
L'idea è che ogni agricoltore possa dotarsi di un sistema Agraloop e trasformare direttamente gli scarti in fibre sostenibili, ottenendo in tal modo anche un guadagno da ciò che altrimenti andrebbe buttato.
La tecnologia Agraloop - spiega ancora Nichelson - «è un sistema rigenerativo che usa la chimica delle piante e energia derivata dalle piante per potenziare le fibre, arricchendo allo stesso tempo le comunità locali e creando un nuovo sistema economico».
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