[ZEUS News - www.zeusnews.it - 10-02-2026]

Un'analisi su larga scala condotta da Geotab introduce un dato che incide direttamente sulla progettazione, sull'uso e sulla durata delle batterie dei veicoli elettrici: stando a quanto è emerso, la ricarica ultra‑rapida accelera in modo significativo il processo di invecchiamento elettrochimico. Il risultato emerge da uno dei più ampi studi telematici disponibili, che ha monitorato migliaia di veicoli in condizioni d'uso reali, fornendo un quadro quantitativo difficilmente ottenibile in laboratorio.
Lo studio ha preso in esame oltre 22.700 veicoli appartenenti a 21 modelli diversi, analizzando i profili di ricarica e la variazione della capacità nel tempo. I dati mostrano che le batterie sottoposte con regolarità a sessioni di ricarica superiori a 100 kW presentano un tasso di degradazione quasi doppio rispetto a quelle ricaricate prevalentemente tramite sistemi a bassa potenza, come le colonnine AC di livello 2. Il degrado medio annuale delle batterie EV si attesta intorno al 2,3% nelle condizioni d'uso tipiche. Tuttavia, nei veicoli che ricorrono frequentemente alla ricarica ultra‑rapida, il valore può raggiungere il 2,5% annuo, mentre gli stessi modelli, se ricaricati con sistemi ad alta potenza solo occasionalmente, mostrano un degrado più contenuto, vicino all'1,5%.
La differenza non è marginale: nel ciclo di vita di un veicolo elettrico, anche variazioni dell'ordine di pochi punti percentuali all'anno possono tradursi in una riduzione significativa dell'autonomia residua dopo alcuni anni di utilizzo. Il fenomeno è attribuito principalmente allo stress termico e alle reazioni parassite accelerate dalle alte correnti di ricarica, che incidono sulla stabilità degli elettrodi e sulla formazione della pellicola SEI. Il comportamento osservato è coerente con quanto noto nella letteratura scientifica sulle batterie agli ioni di litio, secondo cui l'aumento della potenza di ricarica incrementa la temperatura interna e accelera i processi di degradazione. Le condizioni operative reali forniscono un quadro più complesso rispetto ai test controllati poiché includono variabili come clima, stile di guida, stato di manutenzione e frequenza delle ricariche.
Lo studio evidenzia inoltre che non tutti i modelli reagiscono allo stesso modo. Le differenze tra i 21 veicoli analizzati suggeriscono che la gestione termica, l'architettura del pacco batteria e gli algoritmi di controllo della ricarica influenzano in modo significativo la resistenza al degrado. I sistemi dotati di raffreddamento liquido più efficiente tendono a mitigare gli effetti negativi delle ricariche ad alta potenza. La diffusione crescente delle infrastrutture di ricarica ultra‑rapida rende questi dati particolarmente rilevanti. Con potenze che superano i 150 kW e arrivano fino a 350 kW nei sistemi più avanzati, l'esigenza di ridurre i tempi di ricarica si scontra con la necessità di preservare la longevità delle batterie. Il compromesso tra convenienza e durata diventa quindi un elemento centrale nella progettazione dei veicoli e nella pianificazione delle reti di ricarica.
La ricerca non vuol suggerire l'inutilizzabilità della ricarica ultra‑rapida, ma ne quantifica l'impatto quando utilizzata come modalità principale. L'uso occasionale non comporta effetti significativi, mentre la dipendenza sistematica da potenze elevate rappresenta il fattore critico. Questo dato è particolarmente rilevante per flotte aziendali e veicoli ad alto chilometraggio, che spesso ricorrono a ricariche rapide per esigenze operative.
Il tema si inserisce in un contesto più ampio di ricerca sulle batterie, che include lo sviluppo di nuovi materiali e architetture in grado di sopportare correnti più elevate senza degradazione accelerata. Studi recenti esplorano anodi alternativi alla grafite, come strutture a base di fullereni stabilizzati, con l'obiettivo di migliorare la resistenza meccanica e chimica durante la ricarica ad alta potenza. Parallelamente, la ricerca accademica e industriale continua a definire i limiti e le condizioni operative del cosiddetto extreme fast charging, con obiettivi che puntano a ricaricare l'80% della capacità in meno di dieci minuti. Le analisi mostrano che la sfida non riguarda solo la potenza erogata, ma anche la gestione termica, la stabilità dei materiali e la progettazione dei sistemi di controllo.
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