[ZEUS News - www.zeusnews.it - 24-05-2026]

La Guardia di Finanza ha smantellato un sistema di pirateria audiovisiva basato sull'applicazione Cinemagoal, utilizzata per accedere illegalmente ai contenuti di piattaforme come Sky, DAZN, Netflix, Disney+ e Spotify. L'operazione, denominata "Tutto Chiaro" e coordinata dalla Procura di Bologna, ha portato a oltre cento perquisizioni e sequestri in Italia, con estensioni in Francia e Germania grazie alla cooperazione con Eurojust. Le prime mille sanzioni amministrative, comprese tra 154 e 5.000 euro, sono già state predisposte nei confronti degli utenti identificati.
Secondo gli investigatori, il sistema si basava su una tecnologia avanzata che sfruttava un'app installata sui dispositivi degli utenti per collegarsi a server esteri in grado di decriptare i contenuti protetti. Le macchine virtuali allocate in Italia operavano senza interruzione, captando ogni tre minuti i codici originali di abbonamenti leciti intestati a soggetti fittizi e ritrasmettendoli in chiaro agli utenti finali. Questo meccanismo permetteva di aggirare i blocchi di sicurezza delle piattaforme e di rendere più complessa l'identificazione degli utilizzatori.
L'indagine è nata da un monitoraggio sui social media, dove veniva pubblicizzata la possibilità di accedere a contenuti premium tramite abbonamenti illegali. La rete di distribuzione contava oltre settanta rivenditori incaricati di vendere i pacchetti, con costi annuali compresi tra 40 e 130 euro. I pagamenti avvenivano prevalentemente tramite criptovalute o conti esteri intestati fittiziamente, rendendo più difficile la tracciabilità dei flussi finanziari. Il danno economico stimato per i titolari dei diritti audiovisivi ammonta a circa 300 milioni di euro, calcolati sulla base dei mancati ricavi derivanti dalla diffusione degli abbonamenti pirata. Le autorità hanno sequestrato server esteri contenenti i dati necessari alla decodifica dei segnali e il codice sorgente dell'applicazione, elementi considerati fondamentali per ricostruire l'intera infrastruttura tecnologica.
Durante le perquisizioni sono stati sequestrati numerosi dispositivi informatici, il cui esame potrebbe consentire di identificare ulteriori utenti e quantificare con maggiore precisione i profitti illeciti. Circa duecento finanzieri sono stati impiegati nelle operazioni, che hanno coinvolto anche reparti specializzati nella tutela della privacy e nella prevenzione delle frodi tecnologiche. Gli investigatori hanno evidenziato come il sistema non fosse un semplice servizio IPTV improvvisato, ma un'infrastruttura articolata progettata per durare nel tempo. L'accesso all'applicazione non generava connessioni direttamente associabili a un indirizzo IP specifico, aumentando il livello di anonimato percepito dagli utenti. Tuttavia, l'analisi dei server e dei dispositivi sequestrati ha permesso di risalire ai primi mille abbonati, e ulteriori identificazioni sono considerate probabili.
Gli investigatori hanno definito la tecnologia impiegata «innovativa» per la capacità di aggirare i sistemi di sicurezza, come Piracy Shield, e migliorare la qualità della visione. L'applicazione era progettata per rendere più difficile l'individuazione degli utenti finali ma, nonostante queste misure, l'analisi dei flussi e dei dispositivi ha permesso di ricostruire la rete di distribuzione e di identificare i primi utilizzatori. Le autorità stanno ora lavorando per completare la mappatura degli utenti coinvolti e per quantificare con precisione l'impatto economico complessivo. Le sanzioni già predisposte rappresentano quindi solo una parte delle conseguenze previste, mentre l'esame del materiale sequestrato potrebbe portare a ulteriori sviluppi.
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