Lamentazioni di Cassandra/ Era tanto che Cassandra voleva sfogarsi con i suoi lettori. Infatti, se il multiverso esistesse davvero, lei sarebbe stata molto sfortunata nella lotteria delle linee temporali. Per cui, a costo di perdere affezionati lettori, vi propone di ascoltare questa sua lamentazione, a lungo trattenuta.
[ZEUS News - www.zeusnews.it - 19-08-2026]

Per una profetessa di sventura è normale rassegnarsi a una vita piena di eventi inevitabili e negativi, quando non addirittura catastrofici. E si tratta di una categoria davvero ampia di eventi, anche delle dimensioni di un asteroide che finisca il lavoro cominciato 68 milioni di anni fa nel Golfo del Messico, o della morte termica dell'universo. L'inevitabilità è un terreno fertile per generare rassegnazione, e vivere una vita almeno quasi normale. Ci sono però alcune cose che la vostra profetessa preferita, anche dopo averne esternato con veemenza, non riesce proprio ad accettare; che le tornano continuamente in mente, e che incidono costantemente sul suo morale.
E la più grave di tutte, la peggiore, è avere a che fare con amici o persone competenti e intelligenti, che su argomenti essenziali ti danno sinceramente ragione ma poi fanno esattamente il contrario. Di argomenti di questo tipo, nella società tecnologicamente distopica in cui stiamo tranquillamente entrando tutti, ce ne sono molti, ma paradossalmente anche qui il vincitore, a parere di Cassandra, è sempre il solito, e cioè l'utilizzo dei social. Infatti l'impatto di qualsiasi altro argomento inerente il tecnocontrollo diventa esiziale, trascurabile, infinitesimo di ordine superiore rispetto all'impatto di un utilizzo abituale dei social; e questo vale contemporaneamente sia per le conseguenze a livello individuale che a livello collettivo.
Cassandra conosce benissimo, per esperienza diretta, le limitazioni e la scomodità di rinunciare all'utilizzo dei social, nonché di ridurre al massimo quello delle chat, quasi altrettanto perniciose. Questo però non le ha impedito di raggiungere un suo sano equilibrio nella vita personale, pur completamente disconnesso dai social e fortemente limitato come chat. Se c'è riuscita lei, oltretutto in una fase della vita sempre meno tecnofila, e quindi facendo molta più fatica che a trent'anni, possono farlo tutti. Certo, bisogna prima alzare la testa e accorgersi in quale mare di merda ci si è calati senza accorgersene. Ed è un atto scomodo, anzi disturbante, che nessuno compie solo perché ha ricevuto consigli e spiegazioni da una fonte competente e affidabile, nemmeno se questa fonte fosse un santo o un premio Nobel.
È quindi ahimè necessario che, in una situazione in cui il povero utente di social possieda già le informazioni di base riguardo i problemi legati a privacy e tecnocontrollo, ci sia un evento scatenante, spesso un trauma (si spera piccolo) che gli apra a forza gli occhi. Per esempio, ritrovarsi oggetto di un procedimento giudiziario con indagini informatiche, oppure vittima di una truffa iniziata su chat e social, o di un furto completo di identità (il caso peggiore). Il numero di persone che Cassandra conosce con una postura digitale sostanzialmente priva di social e chat si contano sulle dita di una mano, e provengono quasi tutte da ambienti talebani riguardo ai temi cari a Cassandra. Si tratta quindi persone che sono venute a patti con social e chat in maniera consapevole, cercando fin da subito un equilibrio tra astinenza e vita di tutti i giorni.
Non sono quindi i tipici utenti dei social, che si siano immersi completamente nella palude dei social e poi ne siano venuti fuori, più o meno completamente. Nessuno ne viene fuori, almeno per quella che è l'esperienza della vostra profetessa preferita. Quindi, non potendo rassegnarsi, che fare? Riuscireste voi a suggerire a una triste profetessa una soluzione, anche molto scomoda e parziale, ma pratica? E anche al resto del mondo, ovviamente!
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