Fare il Messia? Un mestiere come un altro

Diario di un invisibile. Ero mandato da Sacre Scritture e profezie e mi si chiedeva d'improvvisare.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 23-10-2011]

messia

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Diario di un Invisibile

Ormai ero abituato alle sorprese del Labirinto (lo chiamavano proprio così) e trovarmi in uno studio elegantemente ma sobriamente arredato non mi sembrò strano. Esploravo con gli occhi le belle cose che ci circondavavo.

Marsi intuì il mio pensiero visto che si sentì in bisogno di dirmi: "Quando terminiamo un inutile totale a volte riusciamo ad acquisire qualcosa dei suoi beni."

Improvvisamente le cose mi sembrarono meno belle e piuttosto sinistre. Andai al dunque. "Cosa dobbiamo fare?" Giovanni mi guardò intensamente con i suoi tre occhi per lunghi secondi. "Speravo e speravamo lo sapessi tu." "Ma che cazzo vuoi ne sappia! Mica ho mai fatto il Messia prima d'ora!" "Prova ad improvvisare allora."

Improvvisare? Ero mandato da Sacre Scritture e profezie e mi si chiedeva d'improvvisare? Ma chi accidenti aveva scritto i Sacri Testi? Un'Eterna Sapienza o un'imbecille pagato un tanto a cartella con l'obbligo di aprirsi una merda di partita IVA loffia?

Improvvisamente un'illuminazione. Avevo la risposta! "Saliremo in superficie in massa e mostreremo le nostre particolarità come prodigi. Molti verranno uccisi, altri venerati ma comunque mostreremo che può esistere qualcosa di diverso da quello che normalmente si vede."

I tre occhi di Giovanni mi fissavano. "Di tutte le cazzate banali che potevi dire questa è la più grossa... ma hai ragione. Non ci avevamo pensato. Non ci avevamo pensato finora. Te l'hai detto al momento giusto, questa è la differenza e questo fa di te il Messia."

S'inchinò davanti a me mentre mi rendevo conto di aver detto una pericolosa stronzata che mi metteva maledettamente in pericolo.

[...]

Rientrammo nella palestra ormai vuota a parte una presenza; una giunonica bellezza dai capelli neri che Giovanni mi indicò. "Anche se sei il Messia un certo grado di addestramento entra tra i tuoi doveri. Dovrai imparare a difendere la tua incolumità dai tanti pericoli che incontrerai. Per questo ti affido a Giovanna detta Pantera... presto capirai perchè." L'articolo continua qui sotto.

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Sorrise e mi diede un buffetto sul posteriore che non seppi se interpretare come un gesto cameratesco o un'ammiccamento ambiguo. Fatto sta che la statuaria Pantera, con il suo sorriso vagamente crudele, già s'era impossessata delle mie fantasie più spinte e represse che purtroppo avrebbero presto trovato soluzione in un'addestramento durissimo.

[...]

Era l'ennesima volta che mi trovavo al tappeto; mai avrei potuto vincere anche un solo round. Pantera conosceva mosse e contromosse con precisione assoluta. Era un'enciclopedia vivente delle Arti Marziali. Proposi un Time Out che venne misericordiosamente accettato e parlammo.

"Certo che per essere un Messia, sei una grandissima pippa. Non sei riuscito a mettermi al tappeto nemmeno una volta." "Oooooh senti... sono un Messia mio malgrado, mica un olimpionico." "Di tutte le cazzate banali che potevi dire questa è la più grossa... ma hai ragione. Non sei un olimpionico, sei un Messia. E' banale ma è la Verità; questo fa di te veramente un Messia."

Annuiva con aria di grande serietà. Devo dire che essere il Messia a volte mi divertiva, sparavo una colossale cazzata fatta di banalità e tutti rimanevano sorpresi dalla Verità dell'Ovvio che non vedevano solo perché troppo intrippati in una complessa quanto artificiosa e personale visione delle cose.

In fondo non era difficile fare il Messia. Non feci a tempo ad autocompiacermi quel minimo dovuto alla mia autostima che mi trovai con la faccia sul tappeto. Pantera aveva deciso, senza avvisarmi, che bisognava riprendere gli esercizi.

Un'altra rapidissima mossa e tre secondi dopo ero supino con i suoi oltre 75 kg. addosso e le sue epiche tettone ad un centimetro dalla faccia. Si, non era male fare il Messia anche se comportava qualche sacrificio.

[...]

Sartori entrò di getto nell'uffico del Colonnello Goffredo Germano De Moncler con un foglio in mano. De Moncler odiava queste mancanze di educazione ma Sartori era uno dei suoi uomini migliori e sopportò. Il Colonnello era da quasi cinque anni a capo della DiSpePSIA (Dipartimento Speciale per la Prevenzione dei Servizi Sanitari InterArma) come ufficialmente era chiamata la Polizia Sanitaria e le tante indagini condotte fra mille pericoli con la sua squadra, lo avevano portato a sviluppare una tolleranza nei confronti dei suoi uomini che era ben superiore alle sue reali possibilità umane anche sforzandosi.

"Pare che sia arrivato Colonnello. Ecco il cablo con la relazione del nostro informatore." Goffredo Germano guardò il foglio. "Non si capisce un cazzo. Di nuovo virus nel computer?"

"Eeeehmmm no Colonnello... è in codice." il capitano Sartori era piuttosto in imbarazzo. "Aaaah. Uhmmm... si si si." Guardava il foglio con uno sguardo da scanner. "Già, certo. Un documento criptato. Dunque vediamo..."

Il lungo addestramento lo soccorse e il testo apparve nel suo contenuto. Un'espressione allibita si stampò sulla sua faccia. "E' arrivato! E' arrivato veramente. Non può essere, sono solo storie, solo una leggenda nata su quell'assurda profezia. Di sicuro hanno trovato un'imbecille che non sa dove ha la testa e dove il culo e lo stanno spacciando per il Messia. Dietro c'è di sicuro il Marsi."

Fissò intensamente Sartori che ricambiò lo sguardo e rimasero a guardarsi per diversi minuti come due cretini. Poi il Colonnello (qualunque cosa fosse lo era in grado superiore) ruppe il silenzio. "Solo una cosa non capisco. Perchè nella ventottesima riga c'è scritto innaffia i gerani?"

Sartori se l'aspettava. Come al solito. "Eeehmmm Colonnello ha decodificato male. C'è scritto altre informazioni domani." Il Colonnello annuì e aggiunse "Bene ma nel dubbio sorvegliate tutti i giardinieri e i fioristi."

Un'altro dei suoi ordini assurdi. Il bello era che spesso portavano a risultati incredibili. In quasi cinque anni Sartori non aveva ancora capito se il suo capo era un genio investigativo o un imbecille con un'immenso culo.

[...]

Marsi come d'abitudine stava al computer e sullo schermo scorrevano le videate dei risultati dei test effettuati su Alberto. Bingo! Tombola! Beccato! Era proprio quello che aveva intuito, il profilo archetipico di Alberto era quello del profeta standard. Con una percentuale di sovrapposizionne fra modello teorico e fenomeno osservato superiore all'ottantacinque per cento. Pensò soddisfatto che averlo trovato sarebbe stato un risultato strepitoso per una creatura dotata di due occhi ma non era niente male nemmeno per una che ne aveva tre.

[...]

Le dodici dita di Paola avevano una loro rudimentale memoria autonoma e non mancarono di ricordare al corpo a cui appartenevano che c'era ancora in sospeso una questione da definire. Il reparto ospedaliero era vuoto e da un momento a l'altro sarebbe dovuto arrivare il manutentore termoidraulico.

Come questi arrivò, l'infermiera lo lasciò al suo lavoro per andare verso l'area di addestramento. Entrò nella palestra giusto in tempo per vedere le tette di Giovanna che ondeggiavano ad un centimetro dalla faccia di Alberto. Non si scompose e si avviò verso il tatami, palcoscenico della scena, slacciandosi la camicetta.

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Tutte pazze per Alberto

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

Veleno Romano

Commenti all'articolo (ultimi 5 di 55)

.gipas.
Complimenti,un bel racconto che mi ha sempre tenuto in attesa della pruntata successiva ed anche abbastanza al passo dei tempi.Chissā se poteremo ancora godere di un suo prossimo racconto,per adesso Grazie!Gipas.
9-1-2012 11:57

Un asino Leggi tutto
8-1-2012 11:06

Rispostine al volo Leggi tutto
8-1-2012 02:45

Bravo Veleno Informatico. passi per gli accenti sbagliati ma ti sei anche dimenticato la regola di un'asino ciao Piero
4-1-2012 10:34

Se .... magari ..... pare facile
30-12-2011 09:04

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