[ZEUS News - www.zeusnews.it - 03-02-2026]

La normativa europea sugli aggiornamenti software, pensata per aumentare la longevità degli smartphone e ridurre i rifiuti elettronici, sta mostrando una falla significativa. Motorola è il primo grande produttore a sfruttarla in modo sistematico, limitando gli aggiornamenti dei modelli economici pur rimanendo formalmente conforme alla legge. Il risultato è che numerosi smartphone entry‑level venduti nell'Unione Europea non riceveranno aggiornamenti di Android, ma solo patch minime classificate come «aggiornamenti funzionali».
Il punto critico è contenuto direttamente nel testo della normativa. La sezione dedicata agli aggiornamenti del sistema operativo recita: «Aggiornamenti del sistema operativo: dalla data di fine immissione sul mercato e per almeno 5 anni dopo tale data, i fabbricanti, gli importatori o i mandatari, se forniscono aggiornamenti di sicurezza, aggiornamenti correttivi o aggiornamenti delle funzionalità di un sistema operativo, rendono tali aggiornamenti disponibili gratuitamente per tutte le unità di un modello di prodotto con lo stesso sistema operativo».
Quel «se» è il problema. La legge non impone ai produttori di rilasciare aggiornamenti; stabilisce solo che, se un aggiornamento viene fornito, allora deve essere reso disponibile gratuitamente per almeno cinque anni dalla fine della commercializzazione del modello. In altre parole, la normativa non obbliga a rilasciare nuove versioni di Android né a garantire patch di sicurezza regolari. Impone solo che eventuali aggiornamenti, se esistono, siano distribuiti per un periodo minimo.
Questa interpretazione è stata confermata dalle autorità finlandesi, interpellate dal sito AfterDawn. La risposta ufficiale è stata inequivocabile: «La nostra interpretazione dei requisiti di progettazione ecocompatibile è che essi non richiedono la produzione di nuovi aggiornamenti. Tuttavia gli operatori sono tenuti a fornire aggiornamenti relativi alla sicurezza, alla correzione e alla funzionalità del sistema operativo esistente per cinque anni dalla data di immissione sul mercato dell'ultima unità fisica del modello». Il risultato pratico è che un produttore può decidere di non rilasciare alcun aggiornamento di Android per un modello economico, limitandosi a patch minime o a modifiche marginali classificate come «aggiornamenti funzionali». Motorola ha scelto esattamente questa strada per alcuni modelli delle serie Moto E e Moto G, che resteranno bloccati alla versione di Android con cui sono stati lanciati.
La strategia è perfettamente conforme alla normativa, ma contrasta con le aspettative dei consumatori e con lo spirito della legge. L'obiettivo dell'UE era estendere la vita utile degli smartphone, ma la formulazione attuale consente ai produttori di rispettare i requisiti senza garantire aggiornamenti significativi. Motorola aveva già ridotto negli ultimi anni il numero di major update per i modelli economici, passando da due a uno, e in alcuni casi a zero. Il rischio è che altri produttori seguano la stessa strada. Se la normativa non verrà chiarita, i modelli entry‑level potrebbero diventare terreno fertile per politiche di aggiornamento minime, mentre solo i dispositivi di fascia media e alta continuerebbero a ricevere nuove versioni di Android. Ciò creerebbe un divario ancora più marcato nel mercato europeo, con conseguenze anche sul valore dell'usato e sulla sicurezza a lungo termine.
Il comportamento di Motorola appare ancora più evidente se confrontato con le politiche di altri produttori. Google garantisce sette anni di aggiornamenti completi sui Pixel più recenti, Samsung offre quattro major update e cinque anni di patch, mentre altri marchi stanno progressivamente estendendo il supporto software come elemento competitivo. In questo contesto, la scelta di Motorola potrebbe rivelarsi controproducente dal punto di vista commerciale. La questione mette in luce anche un problema strutturale del mercato Android: la frammentazione. Ogni nuova versione richiede lavoro di adattamento da parte dei produttori, un processo costoso che spesso non è sostenibile per dispositivi venduti a prezzi molto bassi. La normativa europea non affronta questo aspetto, lasciando ai produttori ampio margine di manovra.
Le associazioni dei consumatori chiedono ora un intervento chiarificatore da parte della Commissione Europea. Senza una definizione più precisa di «aggiornamento del sistema operativo», la legge rischia di perdere efficacia e di non raggiungere gli obiettivi ambientali e di tutela degli utenti per cui è stata introdotta. Nel frattempo Motorola continua a sostenere che la propria politica è pienamente conforme alla normativa e che gli utenti riceveranno comunque aggiornamenti di sicurezza regolari. Tuttavia la vicenda potrebbe diventare un precedente importante e influenzare il comportamento di altri produttori nei prossimi anni.
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