Dalla Biblioteca di Alessandria ai floppy disk



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 20-10-2020]

Alessandria

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Il futuro della conoscenza e gli attivisti della conservazione

Che conservare lo scritto, eseguibile o meno, sia molto importante per l'umanità, è dimostrato dal fatto che da millenni questa è stata sempre considerata come una nobile, importante e necessaria attività. Pensiamo alla Biblioteca di Alessandria, distrutta dalle azioni congiunte di due religioni organizzate, e cerchiamo di capire perché diventi così importante conservare il pensiero umano prestato ai computer, scritto nel linguaggio del software.

Questo nuovo pensiero è più importante di altri linguaggi umani, perché diventa anche un attore, una figura attiva che può interagire da pari a pari, o qualche volta anche da superiore a inferiore, con gli esseri umani.

Chiunque abbia utilizzato un computer, specialmente uno dei primi computer, sa perfettamente quanto il software sia purtroppo caduco, quanto corrompibile, quanto delicato, anche solo per il fatto che i computer evolvono così rapidamente; sa che i bit conservati in memorie lette e scritte da device sempre diversi e più evoluti si disperdono e si cancellano, e così il nuovo software cancella e disperde il software della generazione precedente.

Pensate ai floppy disk flessibili di un Apple ][, quelli che si potevano raddoppiare di capacità facendo un buco con una punzonatrice in un punto preciso della custodia. Pensate a tutti i supporti di memoria che li hanno sostituiti: i dischi flessibili da 320 Kbyte, poi i dischi flessibili da 1,2 Mbyte, poi i floppy rigidi da 1,44 Mbyte da tre pollici e mezzo, nel loro case di plastica apparentemente tanto robusto, fino ad arrivare ai Cd-Rom.

Si, non dimentichiamo i Cd-Rom da 640 e 800 Mbyte, di capacità "infinita" per l'epoca, e i Cd audio in cui si pensava di poter mettere tutta la musica del mondo, che sono diventati rapidamente troppo piccoli, sostituiti dai Dvd da 4,3 Gbyte e dai Blu-ray da 128 Gbyte.

Nel frattempo gli hard disk hanno cambiato completamente tecnologia almeno una mezza dozzina di volte; non sono più neanche lontanamente parenti dei primi hard disk dei mainframe; ogni volta che sono stati sostituiti, di solito quando si compra un nuovo computer, buona parte del software e delle informazioni memorizzate sui vecchi hard disk sono andati semplicemente perduti perché sottovalutati, ritenuti non importanti.

Il giornale di oggi si butta via il giorno dopo senza pensarci due volte, ma un testo miniato, frutto del lavoro di un copista del '500, non lo si butterebbe via con la stessa facilità; oggi in effetti il software memorizzato sul supporto di una vecchia periferica ricade, nella vita quotidiana, proprio nella categoria dei giornali, delle cose vecchie, anzi invecchiate, di cui si può fare da meno, e questo è un processo continuo per cui il software continua a essere scritto e gettato via.

E questo vale ovviamente anche per tutto quello che è digitale, quindi anche immagini, musica, testi, registrazioni di audio e video, intere opere multimediali legate ai sistemi operativi defunti, e quindi ora illeggibili e perdute per sempre.

Ecco che a questa perversione del software che viene perso perché sottovalutato, se ne affianca un'altra, causata dalla continua e frenetica evoluzione delle periferiche di memorizzazione, un altro effetto perverso per cui il linguaggio dei computer, il meglio della produzione della mente delle persone, si perde.

Il Bit sembra una cosa eterna, ma se si va a vedere quello che è successo e succede nella realtà è quanto di più caduco e deperibile ci sia.

Pensiamo alle tavolette di argilla che sono giunte fino a noi attraverso i millenni, pensiamo alla carta pergamena dello scorso millennio, o anche solo alla buona e durevole carta del secolo scorso, prodotta magari in maniera molto inquinante, ma che è arrivata fino a oggi. Tutte questi supporti per la scrittura si sono rivelati molto più durevoli - decenni, secoli o millenni - delle più avanzate tecnologie informatiche, che hanno causato la perdita di enormi quantità di dati e di software a ogni cambio di generazione.

Per fortuna esistono anche degli informatici che di conservazione dei dati si devono preoccupare, principalmente perché sono responsabili di grosse basi di dati di grande importanza ed enorme valore economico. Certo, quello che fanno Google, Amazon e gli altri cloud su questo problema non è noto ai più; lo è invece, per esempio, quello che fa la Nasa, che essendo un ente pubblico rende (spesso) pubblico il suo operare.

Si è scoperto così che uno dei metodi più efficaci per conservare dati e software è lasciarli sui vecchi nastri magnetici di una volta o comunque su nastri magnetici un po' più evoluti e più capaci come le cassette digitali.

Conservare ogni nastro in almeno in due copie dentro "librerie digitali", che sono in grado di immagazzinare e gestire migliaia di nastri, e automaticamente, sotto il controllo di un software apposito, copiare periodicamente i dati da un nastro all'altro in modo che la frequenza di copiatura sia maggiore del tempo in cui un nastro diventa illeggibile. Infatti i nastri magnetici, anche con vita prevista intorno alla trentina d'anni, in realtà già dopo dieci anni possano diventare illeggibili.

Esistono poi iniziative molto più ambiziose, che partono dall'idea di preservare il software per l'eternità o quasi, come il progetto GitHub Archive Program per la conservazione di una copia degli immensi archivi di software di Github.com nel gelo delle isole Svalbard. In questo progetto, oltre a cercare il freddo e un supporto dati stabile e durevole, ci si è dovuto porre il problema del futuro recupero dei dati da parte di persone che non avranno minimamente accesso ai computer e alle periferiche attuali.

Questo ha portato a "inventare" un modo vecchio e banale di registrare i dati su un supporto; è un nastro di materia plastica particolare, la cui durata si stima superiore ai 100 anni, che contiene fori e non-fori. Ha richiesto anche di concepire e realizzare dei metadati e delle meta-informazioni, in modo da permettere, a chi dovesse ritrovare questi nastri, di costruire un apparecchiatura per rileggerli nella maniera più rapida ed efficiente, e poter recuperare così i dati originali.

Questo è proprio ciò che generazioni e generazioni di amanuensi e bibliotecari hanno fatto da millenni, mantenendo gli indici dei testi, conservandoli il meglio possibile, spolverandoli, catalogandoli, copiandoli, sostituendoli quando venivano danneggiati e così via.

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L'archivio di Internet e gli emulatori software

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Commenti all'articolo (ultimi 5 di 9)


Cercando con google ho trovato Pub400. Un sito che mette a disposizione gratuitamente una partizione AS/400, immagino con qualche limitazione. Non e' su PC ma nel cloud, ma magari ti basta. NB: non conosco pub400, quindi non garantisco niente Leggi tutto
10-11-2020 18:04

" Ricordiamoci delle risorse che tutti i giorni utilizziamo su Internet, e che non sono fornite da Google o di Facebook, ma da persone che le creano e le fanno funzionare per passione o per missione; Wikipedia, Internet Archive, il Progetto Gutenberg (ancora assurdamente censurato in Italia), il Progetto Manuzio; questa gente lavora... Leggi tutto
9-11-2020 12:32

ho letto il libro citato, "The Mysterious Affair at Olivetti: IBM, the CIA, and the Cold War Conspiracy to Shut Down Production of the World's First Desktop Computer". bella segnalazione calamari. grazie. avevo sentito parlare varie volte del fatto che i computer Olivetti degli anni 60 erano di avanguardia, e il libro mi ha un... Leggi tutto
8-11-2020 20:50

magari ci fosse un vero emulatore e un compilatore di sorgenti di As/400 su pc
8-11-2020 16:56

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