Occhiali ''smart'' di Meta: operatori vedono immagini intime degli utenti. (3)
[ZEUS News - www.zeusnews.it - 11-03-2026]

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Occhiali "smart" di Meta: operatori vedono immagini intime degli utenti
Anche senza arrivare a questi livelli di patetica misoginia, ci sono moltissime situazioni comuni nelle quali andare in giro con degli occhiali in grado di fare riprese di nascosto è inaccettabile o addirittura illegale. Basta pensare a luoghi come studi medici, ospedali, scuole, spogliatoi: qualunque spazio nel quale ci sia la ragionevole presunzione che non ci siano telecamere o microfoni che filmano e ascoltano.
Paradossalmente, a febbraio scorso persino il personale di Meta è stato colto a indossare questi occhiali in un tribunale californiano, dove le riprese sono vietate, ed è stato quindi ammonito dal giudice durante un'audizione di Mark Zuckerberg, che era stato convocato come testimone di un processo nel quale Meta e YouTube sono accusati di creare dipendenza nelle persone giovani. Il solo fatto di averli addosso, quindi in sostanza di aver attaccata alla faccia una telecamera puntata e pronta a filmare, è percepito come un rischio, un atto ostile. Se decidete di indossare un oggetto di questo genere, anche con le migliori intenzioni, potreste essere visti come potenziali molestatori o ficcanaso.
L'uso di questi occhiali rischia di essere problematico anche durante la guida, dove la comparsa di messaggi e immagini davanti a un occhio potrebbe essere interpretata come intralcio alla vista e distrazione dalla conduzione del veicolo. A scuola, i docenti che adesso tribolano per far rispettare i sempre più diffusi divieti di uso del telefonino nelle sedi scolastiche vedranno complicarsi ulteriormente questo compito, anche perché questi occhiali possono montare lenti correttive e quindi non si può semplicemente chiedere a una persona di toglierseli e metterli via come si fa con lo smartphone. Inoltre controllare che siano effettivamente spenti o inattivi non è affatto intuitivo.
E questo è un problema che riguarda anche gli utenti di questi occhiali. Un'indagine svolta da due giornali svedesi [Svenska Dagbladet, Göteborgs-Posten] in collaborazione con un giornalista kenyota [Naipanoi Lepapa] denuncia che le immagini e le registrazioni audio acquisite dagli utenti degli occhiali "smart" sono state viste dai dipendenti di Sama, una società con sede in Kenya che opera in subappalto per conto di Meta e fa la cosiddetta annotazione dei video (una sorta di catalogazione dei contenuti).
Fra le cose personali viste da questi dipendenti, dice l'indagine, ci sono riprese di attività sessuali, persone che si svestono, persone che usano la toilette, inquadrature di carte di credito e di video pornografici. A quanto pare gli occhiali "smart" sono così comodi e impercettibili che i loro stessi acquirenti si dimenticano che li stanno indossando e sono in modalità di acquisizione.
Meta ha confermato che in alcuni casi i contenuti che gli utenti condividono con l'azienda, attraverso la chat interattiva degli occhiali, vengono passati ad altre aziende a scopo di miglioramento del servizio, ma soltanto, dicono, dopo che sono stati filtrati, per esempio sfocando i volti [ma sembra che non lo faccia sempre, secondo BBC], e possono includere contenuti registrati dagli occhiali quando l'utente li attiva involontariamente. Tutto questo viene spiegato in dettaglio nelle oltre novemila parole dell'informativa sulla privacy apposita e dell'avviso sulla privacy delle funzioni vocali degli occhiali di Meta. Novemila parole che probabilmente pochissimi degli utenti di questi disposiivi si prenderanno la briga di leggere.
Questa situazione ha indotto uno dei garanti per la protezione dei dati del Regno Unito a chiedere spiegazioni a Meta, e negli Stati Uniti è stata depositata una class action contro Meta e Luxottica of America che contesta l'ingannevolezza dello slogan usato da Meta per promuovere questi occhiali, che è "progettati per la privacy, controllati da te" ["designed for privacy, controlled by you"]: la class action afferma infatti che nessun consumatore ragionevole interpreterebbe frasi come "progettati per la privacy, controllati da te" e promesse simili, come "costruiti per la tua privacy", nel senso che filmati profondamente personali, girati all'interno delle loro case, vengano visionati e catalogati da operatori umani all'estero. Meta ha scelto di mettere la privacy al centro della sua pervasiva campagna di marketing, nascondendo però i fatti che rivelano la falsità di tali promesse.
L'azione legale è ancora in corso. Nel frattempo, chi sta pensando di acquistare questi occhiali dovrebbe informarsi bene su come funzionino realmente, tralasciando gli slogan. E chi invece rischia di essere bersaglio degli utenti molesti di questi dispositivi dovrebbe sapere prima di tutto che esistono e poi come riconoscerli, per esempio notando lo spessore delle astine o la presenza di piccoli elementi circolari sul frontale delle montature: sono gli obiettivi delle loro telecamere.
Ma c'è chi ha fatto di più: Yves Jeanrenaud, un docente dell'Università di scienze applicate di Darmstadt, in Germania, ha pubblicato un'app che aiuta a rilevare la vicinanza di questi occhiali "smart". L'app si chiama Nearby Glasses, è gratuita e open source [GitHub] ed è disponibile per smartphone Android [Google Play; Izzysoft.de] e Apple [errore mio, scusate]. Sfrutta il fatto che questi occhiali comunicano con lo smartphone del loro utente tramite Bluetooth. Quando un dispositivo comunica in questo modo, nei segnali radio che emette c'è un identificativo che indica il fabbricante. Questi segnali sono captabili e decifrabili dall'app. Se Nearby Glasses rileva degli identificativi di fabbricanti che corrispondono a quelli di Meta e di altre aziende che fabbricano prodotti analoghi [per esempio quelli di Snapchat], fa comparire sul telefono un avviso.
L'app può dare dei falsi positivi e si limita a rilevare il fatto che questi occhiali sono accesi [ma non può sapere se vengono usati per effettuare riprese e quali siano le intenzioni di chi fa queste eventuali riprese]. Di conseguenza il creatore dell'app raccomanda di non aggredire chi indossa occhiali "smart" e di non presumere che tutti coloro che li indossano siano molestatori o comunque malintenzionati. Ma il fatto stesso che sia stata realizzata quest'app indica quanto sia sentito il problema.
L‘avvento degli occhiali digitali è insomma una nuova rivoluzione delle nostre abitudini sociali e delle nostre sicurezze, che va seguita con attenzione e prudenza. È il caso di dire che in un modo o nell'altro, ne vedremo delle belle.
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