Perché Intel accumula hardware obsoleto in Costa Rica?

Ha a che fare con la sicurezza dei suoi stessi prodotti.



[ZEUS News - www.zeusnews.it - 02-12-2021]

intel hardware obsoleto costa rica

C'è una località segreta, in Costa Rica, dove Intel va accumulando da due anni hardware (e software) obsoleto che essa stessa ha progettato e prodotto, e lo fa non semplicemente a fini documentali, ma per garantire la sicurezza dei prodotti stessi.

La lunga storia di Intel ha infatti portato alla creazione di un gran numero di dispositivi ma, fino a tempi molto recenti, il gigante dei chip non s'era mai preoccupato di tenere presso di sé un campionario delle proprie creazioni, anche solo a fini di documentazione storica.

Ciò ha portato gli esperti di sicurezza che lavorano per Intel a doversi rivolgere a Internet per recuperare quei prodotti che, periodicamente, risultavano presentare delle falle, al fine di poterli utilizzare per il test delle correzioni.

La ricerca di dispositivi ormai sorpassati è diventata particolarmente urgente nel 2018, quando sono state scoperte nelle CPU le falle Spectre e Meltdown; a quel punto Intel ha scoperto di non avere a portata di mano alcun esemplare funzionante dei prodotti della piattaforma Sandy Bridge (lanciata nel 2011) e così, per mettere alla prova le patch, ha dovuto usare eBay.

A causa dell'emergenza, Intel s'è dunque resa conto di quanto la situazione fosse lontano dall'essere ideale e così nel 2019, finalmente, ha creato il Costa Rican Long-Term Retention Lab.

Il laboratorio ospita attualmente oltre 3.000 componenti hardware e software cui i tecnici di Intel possono accedere facilmente in caso di necessità: è insomma una sorta di museo dell'innovazione creata dall'azienda di Santa Clara, creato però con uno scopo molto pratico.

La posizione esatta del laboratorio non è stata rivelata ma, a quanto è dato sapere, in appena due anni di vita è diventato una parte importante del processo di ottimizzazione della sicurezza da parte degli sviluppatori di Intel.

La struttura è aperta tutti i giorni dell'anno 24 ore su 24 per consentire ai dipendenti di Intel di lavorare da remoto con i dispositivi lì conservati; la gestione è affidata a 25 persone che ricevono ogni settimana 50 nuovi dispositivi e, ogni mese, mille richieste per l'esecuzione di test remoti di sicurezza.

Quando un ricercatore di Intel invia una richiesta, viene assemblata una copia esatta della configurazione di cui c'è bisogno: «stessa CPU, stessa versione di sistema operativo, stesso BIOS» come spiega Anders Fogh, di Intel. «Tutto ciò aumenta le probabilità di poter riprodurre il problema» aggiunge.

Da quando esiste il laboratorio, inoltre, Intel ha adottato delle nuove politiche interne, a seguito delle quali ogni nuovo prodotto ora deve essere accompagnato da della documentazione che ne consenta il supporto anche a 10 anni di distanza dal lancio, che viene conservata insieme a esemplari dell'hardware stesso: in caso di problemi, quindi, le informazioni necessarie sono disponibili e i test possono iniziare in tempi brevi.

Le minacce rappresentate da Spectre e Meltdown, insomma, hanno avuto un'inaspettata conseguenza positiva: costringere Intel a operare con un occhio più attento alla sicurezza.

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Commenti all'articolo (1)

Considerati i costi di un'operazione del genere c'è da pensare che ad Intel sia costato proprio uno sproposito mettere una pezza sicura su quelle falle.
10-12-2021 16:57

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